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Chirurgo e Medico Estetico

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Agorà 2026: ABlift® tra biostimolazione, ultrasuoni e medicina estetica rigenerativa

Ultrasuoni microfocalizzati con visualizzazione ecografica, neuromodulazione e biostimolazione con idrossiapatite di calcio e acido ialuronico: il razionale scientifico e i risultati della mia serie clinica presentata ad Agorà 2026.

Come ho avuto modo di condividere con voi, quest'anno ho avuto il piacere e l'onore di partecipare ad Agorà 2026, un appuntamento che considero particolarmente importante per il confronto scientifico e l'evoluzione della medicina estetica. Dal 15 al 17 ottobre, presso Allianz MiCo a Milano, ho avuto l'opportunità di condividere con i colleghi un lavoro dedicato a un tema che rappresenta uno dei principali interessi della mia attività professionale: come intervenire sui diversi meccanismi dell'invecchiamento del volto attraverso un percorso integrato, personalizzato e scientificamente documentabile.

Dopo aver approfondito il percorso Milk Lifting™, in questo contenuto vedremo nel dettaglio il protocollo ABlift®, un approccio che ho sviluppato per affrontare le modificazioni dei tessuti del viso e del collo attraverso la combinazione di tecnologie e trattamenti differenti. Il principio dal quale sono partito è semplice, ma fondamentale: l'invecchiamento non interessa soltanto la superficie della pelle ma coinvolge progressivamente la sua struttura, la matrice extracellulare, i sistemi di sostegno, i compartimenti del volto e l'equilibrio dell'attività muscolare. Per questo ritengo che non sia sempre sufficiente intervenire su un unico livello anatomico.

Con ABlift® ho cercato di costruire un percorso capace di considerare questi elementi nel loro insieme, con un obiettivo che guida da tempo il mio lavoro: accompagnare l'invecchiamento in modo armonico, rispettando le caratteristiche individuali del volto.

Ad Agorà ho presentato il razionale del protocollo e i risultati di una serie clinica condotta su 40 pazienti, valutati attraverso scale cliniche standardizzate e strumenti di morfometria tridimensionale.

Perché ho sviluppato il protocollo ABlift®

Quando osserviamo un volto che cambia con il passare degli anni, tendiamo a concentrarci sui segni più evidenti: una minore definizione dell'ovale, la comparsa dei solchi nasogenieni, una progressiva lassità del collo o un cambiamento del profilo mandibolare. Questi elementi, però, sono l'espressione visibile di processi differenti. La cute può perdere densità ed elasticità. Il matrisoma può modificare progressivamente la propria organizzazione. I sistemi di sostegno possono diventare meno efficaci, mentre il tono e l'attività di determinati gruppi muscolari possono contribuire a modificare l'aspetto del terzo inferiore del volto. Non tutti questi cambiamenti rispondono allo stesso trattamento.

Un dispositivo che agisce su specifici piani tissutali non possiede necessariamente le medesime funzioni di un biostimolatore iniettabile. Allo stesso modo, una neuromodulazione mirata interviene su meccanismi differenti rispetto a quelli coinvolti nel rimodellamento del collagene.

ABlift® nasce proprio dall'idea di integrare questi approcci, anziché considerarli necessariamente alternativi. Non significa sommare il maggior numero possibile di procedure quanto piuttosto individuare le componenti dell'invecchiamento maggiormente rilevanti in ciascun paziente e costruire una sequenza di interventi coerente con la valutazione clinica. È questa la differenza, a mio avviso, tra un insieme di trattamenti e un protocollo integrato.

Che cosa significa biorigenerazione a tutto spessore?

Nel descrivere ABlift® utilizzo l'espressione biorigenerazione a tutto spessore per rappresentare una strategia orientata a differenti livelli anatomici del volto e del collo.

Non mi riferisco alla possibilità di ricostruire indistintamente ogni struttura, ma all'integrazione di trattamenti che agiscono attraverso meccanismi biologici e funzionali diversi.

L'obiettivo è intervenire, quando appropriato, sulle componenti che contribuiscono alla lassità e alla perdita di definizione.

La ricerca sugli ultrasuoni microfocalizzati con visualizzazione, per esempio, ha documentato processi di rimodellamento del collagene e dell'elastina nelle aree trattate. Parallelamente, la letteratura sull'idrossiapatite di calcio ne approfondisce il possibile ruolo nella biostimolazione della matrice extracellulare. Queste evidenze sostengono il razionale dei singoli interventi. È però importante distinguere ciò che è documentato per una specifica tecnologia da ciò che può essere attribuito all'intero protocollo ABlift®, la cui valutazione richiede osservazioni cliniche dedicate.

Il ruolo dello SMAS

Uno degli elementi anatomici da considerare quando si parla di lassità del volto è lo SMAS, il sistema muscolo-aponeurotico superficiale. Questa struttura contribuisce all'organizzazione e al sostegno dei tessuti facciali, in relazione con gli altri compartimenti anatomici.

Nel protocollo ABlift®, l'identificazione ecografica dei differenti piani rappresenta un riferimento importante per la pianificazione degli ultrasuoni microfocalizzati.

La possibilità di visualizzare i tessuti durante il trattamento consente infatti di adattare l'erogazione alle caratteristiche anatomiche osservabili. Resta fondamentale ricordare che la visualizzazione ecografica è un supporto alla precisione e alla sicurezza, non una garanzia di assenza di complicanze.

Ultrasuoni microfocalizzati con visualizzazione: il ruolo di Ultherapy® Prime

Una delle componenti centrali di ABlift® è rappresentata dagli ultrasuoni microfocalizzati con visualizzazione ecografica in tempo reale, indicati con la sigla MFU-V RT. Nel protocollo presentato ad Agorà ho utilizzato Ultherapy® Prime. Questa tecnologia consente di concentrare l'energia ultrasonica in specifiche profondità dei tessuti, generando punti di coagulazione termica controllata.

Il meccanismo biologico successivo coinvolge processi di riparazione e rimodellamento, tra cui la formazione e la riorganizzazione di componenti della matrice extracellulare. La ricerca scientifica ha approfondito questi fenomeni anche attraverso analisi istologiche.

Uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Cosmetic Dermatology ha documentato modificazioni del collagene e dell'elastina nelle aree trattate mediante ultrasuoni microfocalizzati con visualizzazione.

È un risultato importante per comprendere il razionale biologico della tecnologia, senza confondere l'osservazione istologica con la garanzia di un determinato miglioramento estetico individuale.

Perché considero importante la visualizzazione ecografica

Nella medicina estetica basata sui dispositivi, poter osservare le strutture che si stanno trattando rappresenta un vantaggio significativo. La visualizzazione ecografica consente di identificare i piani anatomici accessibili all'esame e di verificare la profondità di trattamento in relazione alla struttura dei tessuti.

Nel protocollo ABlift® ho utilizzato una strategia su tre profondità nominali, di 4,5, 3,0 e 1,5 millimetri, in funzione delle aree e delle caratteristiche anatomiche. L'obiettivo non è trattare ogni volto nello stesso modo, ma utilizzare l'informazione ecografica per guidare le scelte operative.

Per me la tecnologia acquisisce valore soprattutto quando contribuisce a rendere la procedura più consapevole, controllata e personalizzata. Questo non elimina la necessità di conoscere l'anatomia, rispettare le indicazioni del dispositivo e valutare attentamente possibili rischi e controindicazioni.

Neuromodulazione: quando il tono muscolare contribuisce all'aspetto del volto

Un altro elemento del protocollo è la neuromodulazione con tossina botulinica di tipo A. Nel terzo inferiore del volto e nel collo, l'attività di alcuni muscoli può contribuire alle caratteristiche del profilo mandibolare, della regione periorale e delle bande platismatiche. In pazienti selezionati, modulare questa attività può rappresentare una componente della strategia complessiva.

Nel lavoro presentato ad Agorà, la neuromodulazione è stata prevista come prima fase del protocollo quando clinicamente indicata, prendendo in considerazione specifici distretti muscolari: massetere, depressore dell'angolo della bocca, mentale e platisma. L'obiettivo era intervenire su alcune componenti dinamiche che potevano influenzare l'equilibrio del terzo inferiore. Naturalmente, non tutti i pazienti necessitano di neuromodulazione, e l'indicazione deve essere stabilita individualmente.

L'impiego della tossina botulinica richiede inoltre particolare attenzione alla diffusione del prodotto e alla funzione dei muscoli vicini. È un aspetto sul quale desidero soffermarmi anche illustrando i risultati della nostra serie clinica.

Biostimolazione con CaHA e acido ialuronico: la componente Milk Lifting™

Dopo la fase di trattamento con ultrasuoni microfocalizzati, il protocollo ABlift® prevede una componente di biostimolazione iniettiva. In questa fase si inserisce il Milk Lifting™, l'approccio biorigenerativo che ho sviluppato attraverso l'associazione di idrossiapatite di calcio e acido ialuronico e che abbiamo avuto modo di approfondire proprio di recente.

L'idrossiapatite di calcio, o CaHA, viene studiata per la capacità di favorire processi di rimodellamento della matrice extracellulare. L'acido ialuronico, a seconda delle caratteristiche della formulazione, contribuisce invece attraverso proprietà differenti, legate anche all'idratazione e al comportamento meccanico dei tessuti.

Nel protocollo ABlift® presentato al congresso questa componente era articolata in tre sedute, utilizzando formulazioni e modalità di impiego selezionate in relazione agli obiettivi clinici.

Il razionale dell'associazione CaHA-HA trova riscontro anche nella letteratura sui trattamenti ibridi, tra cui il lavoro di Fakih-Gómez e Kadouch pubblicato su Aesthetic Plastic Surgery.

Milk Lifting™ e ABlift® non sono la stessa cosa

Desidero chiarire una distinzione importante. Il Milk Lifting™ costituisce la componente biorigenerativa iniettiva, mentre ABlift® è il protocollo integrato che comprende anche le altre strategie di trattamento.

Non si tratta quindi di due denominazioni intercambiabili. Il Milk Lifting™ si concentra soprattutto sulla qualità cutanea e sul supporto dei tessuti attraverso l'associazione CaHA-HA.

ABlift® inserisce questa componente in un percorso più ampio, che considera anche l'attività muscolare e il trattamento con ultrasuoni microfocalizzati guidato dalla visualizzazione ecografica.

Ho approfondito separatamente il Milk Lifting™ nell'articolo dedicato alla sua presentazione ad Agorà 2026, nel quale racconto il razionale e i risultati della relativa serie clinica.

Questa distinzione è importante anche per interpretare correttamente i risultati scientifici: gli esiti della serie clinica ABlift® riguardano l'intero percorso integrato, non la sola componente iniettiva.

Il supporto domiciliare: accompagnare il trattamento anche fuori dallo studio

Il protocollo presentato ad Agorà comprendeva anche una fase di supporto domiciliare personalizzato, della durata indicativa di tre o quattro mesi.

L'obiettivo era accompagnare il percorso ambulatoriale attraverso una particolare attenzione alla qualità cutanea e alle condizioni generali del paziente.

Il programma comprendeva indicazioni di skincare e un supporto sistemico selezionato in relazione alla valutazione individuale.

È importante, però, evitare di attribuire automaticamente a questi elementi effetti non dimostrati.

La cura domiciliare non sostituisce i trattamenti medici e non garantisce, da sola, un incremento della produzione di collagene.

Inoltre, quando più componenti vengono utilizzate all'interno dello stesso percorso, la valutazione osservazionale dei risultati non permette di stabilire con certezza quale quota del miglioramento dipenda da ciascun intervento.

È un limite metodologico che considero importante riconoscere.

Il valore di un protocollo integrato deve essere approfondito attraverso studi capaci di valutarne progressivamente anche i singoli contributi.

La serie clinica ABlift® presentata ad Agorà 2026

Tra marzo 2025 e giugno 2026 ho raccolto e analizzato i risultati di una serie clinica monocentrica composta da 40 pazienti, di età compresa tra 35 e 65 anni.

Il percorso ha interessato il volto e il collo, attraverso una sequenza di trattamenti definita in base al protocollo.

Nei casi selezionati, la neuromodulazione veniva eseguita prima delle altre componenti.

La fase con ultrasuoni microfocalizzati e visualizzazione ecografica era prevista in una seduta iniziale.

La biostimolazione CaHA-HA veniva invece distribuita in tre sedute: al basale, dopo circa un mese e dopo quattro-sei mesi.

Il protocollo descritto nell'abstract non comprendeva più il laser endodermico che era stato utilizzato in una precedente versione.

La valutazione clinica era orientata soprattutto al profilo mandibolare, ai solchi nasogenieni e alla qualità complessiva del risultato estetico.

Come abbiamo misurato i cambiamenti

Ho scelto di affiancare alla valutazione medica strumenti che permettessero di descrivere i risultati in modo maggiormente strutturato.

Sono state utilizzate:

  • La Merz Jawline Assessment Scale, per la valutazione del profilo mandibolare.

  • La Nasolabial Fold Scale, per l'aspetto dei solchi nasogenieni.

  • La Global Aesthetic Improvement Scale (GAIS), per il miglioramento estetico complessivo.

  • Una scala visiva analogica, o VAS, per la soddisfazione dei pazienti.

  • La morfometria tridimensionale, attraverso strumenti Arbrea® Labs, per documentare variazioni geometriche del volto.

Le osservazioni sono state effettuate a tre e sei mesi.

Ritengo che l'integrazione tra valutazione clinica e documentazione 3D sia particolarmente interessante.

Una fotografia standardizzata consente di confrontare l'aspetto di un volto nel tempo. La morfometria tridimensionale può aggiungere informazioni su distanze, angoli e variazioni morfologiche.

Questi strumenti, però, devono essere utilizzati con procedure di acquisizione coerenti e interpretati in relazione al contesto clinico.

Misurare non significa rendere automaticamente certo un risultato: significa documentarlo in modo più rigoroso.

I risultati osservati a sei mesi

I dati che ho presentato ad Agorà sono stati incoraggianti.

Nella serie clinica di 40 pazienti, a sei mesi abbiamo osservato:

Una riduzione media di 1,3 punti nella Merz Jawline Assessment Scale, relativa alla valutazione del profilo mandibolare.

Una riduzione media di 1,1 punti nella Nasolabial Fold Scale, utilizzata per descrivere la gravità dei solchi nasogenieni.

Un miglioramento di almeno un grado nella scala GAIS nel 95% dei pazienti.

Una soddisfazione media pari a 8,7 su 10, misurata attraverso la scala VAS.

Le valutazioni morfometriche tridimensionali hanno inoltre documentato modificazioni delle distanze, degli angoli e dei volumi analizzati.

Questi risultati suggeriscono che, nel gruppo osservato, il percorso integrato sia stato associato a miglioramenti misurabili di alcuni parametri clinici del volto.

Che cosa significano questi risultati?

Le scale Merz consentono di valutare in modo standardizzato specifiche caratteristiche estetiche.

Una riduzione media superiore a un punto rappresenta, nel campione osservato, una variazione della gravità dei parametri considerati.

Non significa, tuttavia, che tutti i pazienti abbiano ottenuto risultati identici.

Allo stesso modo, il miglioramento GAIS e il livello di soddisfazione descrivono gli esiti registrati nella serie clinica, non una percentuale di successo garantita per ogni futuro trattamento.

È inoltre importante sottolineare che l'assenza di un gruppo di controllo randomizzato non permette di attribuire con certezza ogni miglioramento alla specifica sequenza del protocollo, né di dimostrarne una superiorità rispetto ad altre strategie.

Per questo considero questi dati un punto di partenza per ulteriori approfondimenti, non una conclusione definitiva.

Sicurezza e tollerabilità: il valore di documentare anche gli eventi avversi

Uno degli aspetti che ritengo fondamentali nella presentazione di un lavoro scientifico è la descrizione trasparente degli eventi avversi.

Nella serie clinica non sono stati registrati eventi vascolari, nodulari o episodi di neuropraxia motoria del nervo facciale.

Sono stati invece osservati due casi di diffusione della tossina botulinica al muscolo depressore del labbro inferiore, con conseguenti alterazioni funzionali gestite attraverso un trattamento controlaterale, secondo quanto riportato nell'abstract congressuale.

Quando presenti, le ecchimosi sono state associate alle procedure iniettive con ago o microcannula.

Questi dati consentono di descrivere il profilo di tollerabilità osservato nel campione, ma non autorizzano a definire il protocollo privo di rischi.

Le procedure con tossina botulinica possono determinare effetti indesiderati legati alla diffusione del prodotto e all'interferenza con muscoli non destinati al trattamento.

Anche i trattamenti iniettivi con filler possono comportare complicanze rare ma importanti.

Gli ultrasuoni microfocalizzati, pur essendo una tecnologia non chirurgica, richiedono comunque indicazioni appropriate, conoscenza anatomica e rispetto delle precauzioni d'uso.

Perché ho escluso il laser endodermico dalla nuova versione?

La versione di ABlift® presentata ad Agorà rappresenta un'evoluzione rispetto a un precedente protocollo nel quale era prevista anche una componente laser endodermica.

Nel nuovo percorso questa fase è stata esclusa.

La modifica nasce dall'obiettivo di rendere il trattamento più coerente con la sequenza che ho scelto di studiare e di ridurre l'esposizione a specifici rischi associati alla precedente procedura.

Nell'abstract è richiamata, in particolare, la neuropraxia motoria del nervo facciale come possibile complicanza della componente laser precedentemente impiegata.

È però importante formulare correttamente la conclusione: non utilizzare il laser endodermico elimina l'esposizione al rischio specificamente legato a quella procedura, ma non rende privo di rischi il nuovo protocollo né dimostra automaticamente una superiorità di sicurezza complessiva.

Per arrivare a una conclusione comparativa servirebbero dati specifici ottenuti attraverso un confronto adeguato tra le differenti strategie.

ABlift® e skin longevity: una visione diversa dell'invecchiamento

Il protocollo ABlift® nasce all'interno di un approccio che sento profondamente vicino: quello dello skin longevity e del graceful aging.

Non considero l'invecchiamento un difetto da cancellare.

È un processo naturale, complesso e individuale, che modifica progressivamente le caratteristiche della pelle e dei tessuti.

L'obiettivo della medicina estetica, a mio avviso, non dovrebbe essere inseguire un modello uniforme di giovinezza, ma comprendere quali cambiamenti possano essere affrontati in modo appropriato, valorizzando l'identità della persona.

La ricerca contemporanea sta ampliando le nostre conoscenze sulle caratteristiche biologiche dell'invecchiamento cutaneo e sulle strategie che possono contribuire a migliorare la qualità dei tessuti.

In questo contesto, un protocollo integrato può rappresentare un percorso interessante, purché venga valutato con rigore.

Non si tratta di moltiplicare gli interventi, ma di comprendere quando trattamenti differenti possano avere un ruolo complementare.

Il risultato che cerco non è un volto standardizzato.

È un miglioramento armonico, compatibile con l'anatomia, l'espressività e le aspettative realistiche della persona.

Quali prospettive apre il lavoro presentato ad Agorà?

I risultati della serie clinica ABlift® aprono possibilità interessanti, ma anche domande che meritano ulteriori approfondimenti.

Sarà importante valutare la riproducibilità degli esiti su gruppi più ampi e con periodi di osservazione più lunghi.

Un altro aspetto rilevante riguarda la possibilità di distinguere il contributo delle differenti componenti del protocollo: neuromodulazione, ultrasuoni microfocalizzati, biostimolazione e supporto domiciliare.

La ricerca futura potrà inoltre approfondire altre combinazioni terapeutiche.

Nell'abstract presentato al congresso ho richiamato, come prospettiva ancora da studiare, la possibilità di valutare percorsi che associno ultrasuoni microfocalizzati ad altre tecnologie, tra cui laser endodermici e frazionati, in sostituzione di specifiche componenti iniettive.

Questo non rappresenta un cambiamento già adottato né una strategia della quale sia stata dimostrata la superiorità: è un'ipotesi di ricerca che richiederà valutazioni dedicate, soprattutto in termini di sicurezza.

Credo che sia proprio questa la responsabilità di chi sviluppa protocolli in medicina estetica: cercare nuove possibilità, ma saper distinguere con precisione ciò che è già stato osservato da ciò che deve ancora essere dimostrato.

Bibliografia scientifica

  1. Moradi A, Bloom J, Verma A, Cheng N, Duncan A. (2023). Development and Validation of a Photonumeric Scale for Evaluation of Jawline Contour. Journal of Drugs in Dermatology, 22(2), 203–209. https://doi.org/10.36849/JDD.7193

  2. Fakih-Gomez N, Kadouch J. (2022). Combining Calcium Hydroxylapatite and Hyaluronic Acid Fillers for Aesthetic Indications: Efficacy of an Innovative Hybrid Filler. Aesthetic Plastic Surgery, 46, 373–381. https://doi.org/10.1007/s00266-021-02479-x

  3. Marquardt K, et al. (2025). Microfocused Ultrasound With Visualization Induces Remodeling of Collagen and Elastin Within the Skin. Journal of Cosmetic Dermatology, 24(1), e16638. https://doi.org/10.1111/jocd.16638

  4. Pavicic T, et al. (2025). Microfocused Ultrasound With Visualization in Skin Quality: A Narrative Review. Journal of Cosmetic Dermatology, 24(Suppl 4), e70364. https://doi.org/10.1111/jocd.70364

  5. Amiri M, et al. (2025). Microfocused Ultrasound With Visualization (MFU-V) Effectiveness and Safety: A Systematic Review and Meta-Analysis. Aesthetic Surgery Journal, 45(3), NP86–NP94. https://doi.org/10.1093/asj/sjae228

  6. Yi KH, Wong IKJ, Wan J. (2025). Optimizing Botulinum Toxin Injections in the Platysma Muscle Based on Motor Nerve Distribution. Journal of Cosmetic Dermatology, 24(7), e70301. https://doi.org/10.1111/jocd.70301

  7. Kream E, Fabi SG, Boen M. (2025). Skinspan: A Holistic Roadmap for Extending Skin Longevity With Evidence-Based Interventions. Journal of Cosmetic Dermatology, 24(9), e70432. https://doi.org/10.1111/jocd.70432

  8. Braucci A. (2026). ABlift®: protocollo integrato di biorigenerazione a tutto spessore di volto e collo (MFU-V RT, neuromodulazione, biostimolazione ibrida CaHA/HA, supporto sistemico). Abstract congressuale, Agorà 2026, Milano, 15–17 ottobre 2026.

Nota scientifica: i risultati relativi ad ABlift® derivano dall'abstract congressuale e descrivono una serie clinica osservazionale monocentrica di 40 pazienti. Non equivalgono a uno studio comparativo randomizzato e non costituiscono una garanzia di efficacia o sicurezza individuale. Le pubblicazioni citate sostengono il razionale scientifico delle singole tecnologie, non dimostrano automaticamente l'efficacia dell'intero protocollo integrato.

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