
Agorà 2026, Milk Lifting™: il mio approccio biorigenerativo al lifting del viso
Idrossiapatite di calcio, acido ialuronico e biostimolazione cutanea: i risultati della serie clinica sul Milk Lifting™, la componente biorigenerativa del mio protocollo ABlift®.
Anche quest'anno ho avuto il piacere e l’onore di partecipare ad Agorà 2026, uno degli appuntamenti di riferimento per il confronto e l'aggiornamento scientifico in medicina estetica. Quest’anno ho deciso di dedicare uno dei miei interventi al Milk Lifting™, un approccio che ho sviluppato nell'ambito del protocollo ABlift®. L’aspetto più importante che ho deciso di condividere con i miei colleghi e con gli addetti ai lavori non è tanto il protocollo in sé quanto piuttosto la riflessione dalla quale tutto il percorso ha preso forma e che penso sia di fondamentale importanza per la nuova Medicina estetica: il ringiovanimento del volto non deve necessariamente coincidere con l'aggiunta di volume.
L'invecchiamento cutaneo è un processo complesso che interessa la qualità della pelle, la sua elasticità, la densità dei tessuti e il sostegno delle strutture del volto. Ridurre tutto alla presenza di una ruga o di un solco significa spesso non considerare ciò che sta realmente accadendo. Con il Milk Lifting™ il mio obiettivo è lavorare proprio su questi aspetti, attraverso un protocollo che combina idrossiapatite di calcio e acido ialuronico, cercando di migliorare la qualità cutanea e contrastare alcuni segni della lassità.
Ad Agorà ho avuto l’occasione di presentare i risultati di una serie clinica condotta su 40 pazienti, un lavoro che considero un primo contributo alla valutazione clinica del protocollo e che desidero raccontare anche a chi non si occupa quotidianamente di medicina estetica.
Come nasce il Milk Lifting™
Negli ultimi anni la medicina estetica ha progressivamente ampliato il proprio modo di affrontare l'invecchiamento del volto; se in passato molti trattamenti erano orientati soprattutto alla correzione dei volumi, oggi l'attenzione si rivolge sempre di più alla qualità dei tessuti e alla possibilità di stimolarne alcuni processi biologici. È un cambiamento che considero particolarmente importante e che rappresenta una piccola grande rivoluzione che ho modificato in modo significativo il nostro campo.
Quando osserviamo il terzo medio-inferiore del volto, infatti, non vediamo soltanto la comparsa dei solchi nasogenieni o una progressiva perdita di definizione della linea mandibolare. Vediamo il risultato di modificazioni che coinvolgono collagene, elastina, matrice extracellulare e strutture di sostegno.
La pelle può perdere compattezza ed elasticità, mentre i tessuti cambiano progressivamente posizione e caratteristiche. In queste situazioni, aumentare il volume non rappresenta necessariamente la risposta più appropriata.
Il Milk Lifting™ nasce dall'idea di intervenire sulla qualità e sul supporto cutaneo, privilegiando un risultato progressivo e naturale.
È ciò che intendo quando parlo di skin lifting biorigenerativo: un trattamento che ha come finalità principale il miglioramento delle caratteristiche dei tessuti, anziché la trasformazione volumetrica del volto.
Naturalmente, parlare di effetto lifting non significa equiparare questo protocollo a un lifting chirurgico. Sono approcci differenti, con indicazioni, possibilità e limiti che devono essere valutati individualmente.
Idrossiapatite di calcio e acido ialuronico: perché associarli?
Il Milk Lifting™ si basa sull'impiego combinato di due materiali già utilizzati in medicina estetica, ma caratterizzati da proprietà differenti: idrossiapatite di calcio (CaHA) e acido ialuronico (HA). Il principio è integrare la componente biostimolante della CaHA con le caratteristiche dell'acido ialuronico, modulando il trattamento in base alla qualità cutanea e al grado di lassità.
Il ruolo dell'idrossiapatite di calcio
L'idrossiapatite di calcio, presente nel prodotto Radiesse®, è nota per le sue proprietà biostimolanti. Le microsfere di CaHA possono favorire processi di rimodellamento della matrice extracellulare, associati alla produzione di nuove componenti strutturali, tra cui il collagene.
Questa azione rappresenta uno degli aspetti più interessanti delle strategie orientate al miglioramento della qualità cutanea.
L'obiettivo non è semplicemente riempire uno spazio, ma cercare di favorire modificazioni biologiche che possano contribuire alla compattezza e al sostegno dei tessuti.
Il ruolo dell'acido ialuronico
L'acido ialuronico interviene con caratteristiche differenti. A seconda della formulazione, può contribuire all'idratazione, alla qualità superficiale e alle proprietà meccaniche dei tessuti.
Nel protocollo presentato ad Agorà ho utilizzato formulazioni della gamma Belotero®, selezionate in relazione alle differenti esigenze cliniche.
L'associazione con la CaHA permette di costruire un approccio che combina proprietà differenti, modulando il trattamento in funzione delle caratteristiche del paziente.
Non si tratta però di una combinazione standard da applicare indistintamente a tutti. La scelta delle formulazioni, delle modalità di impiego e dei piani di trattamento richiede una valutazione medica approfondita.
Un protocollo personalizzato in base alla qualità della pelle e alla lassità
Nel lavoro presentato al congresso ho utilizzato due differenti modalità di preparazione, orientate a obiettivi clinici distinti.
La prima, con diluizione 1:1 della CaHA e impiego di Belotero® Revive a livello superficiale, è stata utilizzata nell'ambito del miglioramento della qualità cutanea.
La seconda prevedeva un approccio ibrido con rapporto 1:0,33, secondo la tecnica descritta da Fakih-Gómez, associando formulazioni di acido ialuronico selezionate per gli obiettivi di sostegno dei tessuti.
Queste informazioni descrivono il protocollo oggetto della serie clinica, non costituiscono istruzioni per l'esecuzione del trattamento.
Quello che desidero sottolineare è il valore della personalizzazione.
Non tutti i pazienti presentano lo stesso tipo di invecchiamento cutaneo. Alcuni mostrano prevalentemente una perdita di qualità superficiale, altri una lassità più evidente, altri ancora una combinazione di fattori.
Per questo considero fondamentale partire dalla valutazione del volto e non da una procedura prestabilita.
La serie clinica presentata ad Agorà 2026
Tra settembre 2025 e giugno 2026 ho condotto una serie clinica osservazionale monocentrica su 40 pazienti consecutivi, di età compresa tra 35 e 65 anni.
Il protocollo prevedeva tre sedute per ciascun paziente, per un totale di 120 trattamenti.
Le aree principali interessate erano il terzo medio e inferiore del volto, con estensione al collo in 17 casi.
L'obiettivo della ricerca era valutare l'andamento di alcuni parametri clinici dopo il trattamento: qualità cutanea, lassità, definizione del profilo mandibolare e aspetto dei solchi nasogenieni.
Un elemento centrale del lavoro è stato l'utilizzo di strumenti di valutazione standardizzati.
In medicina estetica la percezione del miglioramento è importante, ma ritengo che sia necessario affiancarla, quando possibile, a misurazioni che permettano di documentare i cambiamenti nel tempo.
Come abbiamo valutato i risultati
Abbiamo utilizzato le scale Merz per il profilo mandibolare e i solchi nasogenieni, la Global Aesthetic Improvement Scale (GAIS) e una scala visiva analogica per la soddisfazione dei pazienti.
Le valutazioni sono state integrate con la morfometria tridimensionale attraverso la tecnologia Arbrea® Labs.
I risultati sono stati osservati a tre e sei mesi.
L'integrazione di differenti strumenti di valutazione ha consentito di descrivere i cambiamenti clinici da più prospettive.
Naturalmente, ogni metodo possiede limiti specifici e i dati devono essere interpretati nel contesto del disegno della serie clinica.
I risultati del Milk Lifting™ a sei mesi
I risultati osservati sono stati incoraggianti. A sei mesi, nei 40 pazienti inclusi nella serie clinica, abbiamo registrato una riduzione media di un punto nelle scale Merz dedicate al profilo mandibolare e ai solchi nasogenieni.
Il miglioramento è stato documentato anche attraverso le valutazioni morfometriche tridimensionali.
La scala GAIS ha evidenziato un miglioramento di almeno un grado nel 92% dei pazienti, mentre il livello medio di soddisfazione è stato pari a 8,4 su 10.
Sono dati che considero interessanti perché suggeriscono un possibile miglioramento non soltanto della qualità cutanea, ma anche di alcune manifestazioni cliniche della lassità del terzo medio-inferiore.
Che cosa significa migliorare di un punto sulle scale Merz?
Le scale cliniche aiutano a descrivere in modo standardizzato alcune caratteristiche estetiche del volto.
Una variazione media di un punto indica che, nel campione osservato, è stato rilevato un cambiamento della gravità del parametro valutato.
Non significa che ogni paziente abbia ottenuto lo stesso miglioramento né che il risultato possa essere garantito.
È un dato che deve essere letto insieme alle condizioni iniziali, alle valutazioni cliniche e ai limiti della serie clinica.
La soddisfazione dei pazienti
Il valore medio di 8,4 su 10 nella scala VAS rappresenta un ulteriore elemento emerso dalla ricerca.
La soddisfazione è una dimensione importante della medicina estetica, perché il risultato clinico deve sempre essere considerato anche in relazione alle aspettative individuali.
Tuttavia, il giudizio del paziente non sostituisce le misurazioni oggettive e non costituisce, da solo, una dimostrazione di efficacia.
Per questo ho voluto affiancare le valutazioni soggettive a scale cliniche e strumenti di documentazione tridimensionale.
Sicurezza e tollerabilità: che cosa abbiamo osservato?
Nella serie clinica gli eventi avversi registrati sono stati principalmente edema, eritema ed ecchimosi transitori, risoltisi spontaneamente.
Nel gruppo osservato non sono stati riportati eventi vascolari o nodulari durante il periodo di valutazione.
La tollerabilità è risultata complessivamente favorevole anche nei trattamenti estesi al collo.
È importante, però, chiarire un punto: l'assenza di complicanze gravi in una serie clinica su 40 pazienti non significa che il trattamento sia privo di rischi.
Le procedure iniettive di medicina estetica possono comportare eventi avversi anche importanti, inclusi quelli rari, e richiedono competenza medica, conoscenza anatomica e appropriatezza delle indicazioni.
Inoltre, la sicurezza della combinazione utilizzata nello specifico protocollo necessita di ulteriori valutazioni su popolazioni più ampie.
Ritengo che presentare correttamente anche questi limiti sia parte integrante della responsabilità scientifica.
Milk Lifting™ e ABlift®: perché parlo di un approccio integrato
Il Milk Lifting™ è la componente biorigenerativa intensificata del protocollo ABlift®. Questo collegamento è importante perché riflette il modo in cui interpreto la medicina estetica. Non considero il volto come una somma di difetti da correggere separatamente, ma come un insieme di strutture che cambiano nel tempo.
La qualità della pelle, il sostegno dei tessuti, le proporzioni e la naturalezza del risultato devono essere valutati insieme.
Nella serie clinica, il trattamento ambulatoriale è stato accompagnato da un supporto domiciliare basato su indicazioni personalizzate per la skincare e la cura quotidiana della pelle.
Questi elementi facevano parte del percorso complessivo proposto ai pazienti.
Di conseguenza, è necessario considerarli anche nell'interpretazione dei risultati: la serie clinica non permette di isolare con certezza il contributo di ciascuna componente del protocollo.
La skincare può svolgere un ruolo complementare nella cura della pelle, ma non sostituisce il trattamento medico e non rende prevedibile la risposta individuale.
Un lifting senza aumento volumetrico?
Quando parlo del Milk Lifting™ come di un trattamento non volumizzante, mi riferisco soprattutto alla sua finalità progettuale. L'obiettivo del protocollo è privilegiare biostimolazione, qualità cutanea e miglioramento della lassità, anziché ricercare un incremento evidente dei volumi del volto.
Questo non significa che i materiali utilizzati non possano produrre effetti strutturali o modifiche morfologiche.
La CaHA e alcune formulazioni di acido ialuronico possiedono caratteristiche che, in funzione delle modalità di impiego, possono contribuire anche al sostegno dei tessuti.
Per questo preferisco parlare di approccio non orientato alla volumizzazione piuttosto che promettere un'assenza assoluta di modificazioni volumetriche.
La distinzione è importante.
La medicina estetica dovrebbe puntare a risultati coerenti con il volto del paziente, non utilizzare definizioni suggestive che rischiano di semplificare eccessivamente i meccanismi biologici.
Graceful aging: migliorare la qualità dei tessuti rispettando il volto
Il Milk Lifting™ si inserisce in una visione della medicina estetica che sento particolarmente vicina: il graceful aging. Non considero l'invecchiamento un difetto da cancellare; è un processo naturale, che interessa ogni individuo in modo differente. La medicina estetica può contribuire ad accompagnarlo, intervenendo su alcuni cambiamenti senza cercare di annullare l'identità del volto.
In questo senso, la biostimolazione rappresenta una direzione interessante della ricerca contemporanea. Lavorare sulla qualità della pelle, sulla sua compattezza e sul sostegno cutaneo significa spostare l'attenzione dalla trasformazione estetica alla ricerca di un equilibrio più naturale.
Non è una scelta puramente tecnica ma anche un modo di interpretare il rapporto con il paziente, le sue aspettative e la responsabilità del medico.
Un trattamento non dovrebbe rendere un volto diverso, ma cercare di valorizzarne le caratteristiche attraverso interventi appropriati e misurabili.
Quali prospettive apre la serie clinica sul Milk Lifting™?
I risultati che ho presentato ad Agorà costituiscono un primo passo. La serie clinica ha mostrato miglioramenti clinici e un livello di soddisfazione favorevole nel campione osservato, ma non consente di formulare conclusioni definitive sull'efficacia comparativa del protocollo.
Per comprendere meglio il contributo dell'associazione CaHA-HA saranno necessari ulteriori studi, possibilmente con gruppi di controllo, campioni più ampi e osservazioni prolungate.
Sarà inoltre importante approfondire la riproducibilità dei risultati e distinguere il ruolo delle differenti componenti del percorso.
È questo l'aspetto della ricerca che considero più stimolante: ogni risultato apre nuove domande e nuove possibilità di approfondimento.
L'innovazione acquisisce valore quando viene sottoposta a verifica e quando sappiamo riconoscere con chiarezza ciò che abbiamo osservato e ciò che dobbiamo ancora dimostrare.
Il valore del confronto scientifico ad Agorà
Presentare il Milk Lifting™ ad Agorà 2026 è stata un'occasione importante per condividere questo percorso di ricerca e confrontarmi con colleghi che lavorano ogni giorno sull'evoluzione della medicina estetica.
Credo profondamente nel valore del confronto scientifico.
Le idee crescono quando vengono discusse, analizzate e osservate anche da prospettive differenti.
Ringrazio gli organizzatori del congresso e i professionisti con cui ho avuto il piacere di confrontarmi durante le giornate milanesi.
Porto con me nuovi spunti e la volontà di continuare ad approfondire un approccio alla medicina estetica in cui biostimolazione, personalizzazione e naturalezza del risultato siano sostenute da una ricerca clinica sempre più rigorosa.
Perché il futuro della nostra disciplina, a mio avviso, non consiste nel modificare maggiormente i volti, ma nel comprendere sempre meglio come prenderci cura dei tessuti rispettandone l'identità e l'evoluzione nel tempo.
Bibliografia
1. Goldie K, Peeters W, Alghoul M, et al. (2018). Global Consensus Guidelines for the Injection of Diluted and Hyperdiluted Calcium Hydroxylapatite for Skin Tightening. Dermatologic Surgery, 44(Suppl 1), S32–S41. https://doi.org/10.1097/DSS.0000000000001685
2. de Almeida AT, et al. (2019). Consensus Recommendations for the Use of Hyperdiluted Calcium Hydroxyapatite (Radiesse) as a Face and Body Biostimulatory Agent. Plastic and Reconstructive Surgery – Global Open, 7(3), e2160. https://doi.org/10.1097/GOX.0000000000002160
3. Bravo BF, et al. (2022). Improvement of Facial Skin Laxity by a Combined Technique With Hyaluronic Acid and Calcium Hydroxylapatite Fillers: A Clinical and Ultrasonography Analysis. Journal of Drugs in Dermatology, 21(1), 102–106. https://doi.org/10.36849/JDD.2022.6333
4. Lee et al. (2019). Facial Rejuvenation Using a Mixture of Calcium Hydroxylapatite Filler and Hyaluronic Acid Filler. Journal of Craniofacial Surgery. https://doi.org/10.1097/SCS.0000000000005809
5. Goldie K, et al. (2024). Consensus Agreements on Regenerative Aesthetics: A Focus on Regenerative Biostimulation With Calcium Hydroxylapatite. Dermatologic Surgery, 50(11S), S172–S176. https://doi.org/10.1097/DSS.0000000000004437
6. Meçani R, et al. (2025). Combined and Hybrid Treatments of Hyaluronic Acid (HA) and Calcium Hydroxylapatite (CaHA): A Systematic Review of Mechanisms of Action, Aesthetic Effectiveness, Satisfaction, and Safety Profile. Aesthetic Plastic Surgery. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40481158/
7. Validated Assessment Scales for the Lower Face. (2012). Dermatologic Surgery. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22316189/
8. Validating a Series of Photonumeric Rating Scales for Use in Facial Aesthetics Using Statistical Analysis of Intra- and Inter-rater Reliability. (2022). Aesthetic Surgery Journal Open Forum. https://doi.org/10.1093/asjof/ojab039
9. Braucci A. (2026). Milk Lifting™: skin lifting biorigenerativo con CaHA e HA per qualità cutanea, lassità del terzo medio-inferiore e solco nasogenieno. Abstract scientifico presentato ad Agorà 2026, Milano, 15–17 ottobre 2026.

