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Chirurgo e Medico Estetico

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SkinPen® e Microneedling: la nuova frontiera per migliorare la qualità della pelle

Non solo “quanto dura”: come cambia il risultato di Ultherapy PRIME® nel tempo

Quando un paziente chiede quanto durano gli effetti ottenuti con Ultherapy PRIME®, la tentazione potrebbe essere quella di rispondere con un numero: sei mesi, un anno, più di un anno. È comprensibile. Siamo abituati a misurare l'efficacia di molti trattamenti estetici anche attraverso la loro durata, ma nel caso degli ultrasuoni microfocalizzati, credo che questa domanda meriti una risposta un po' più articolata, per rispetto del paziente e della nostra professione, che deve comunicare ed essere comunicata nel modo corretto.

Ultherapy PRIME® non introduce nel tessuto una sostanza destinata progressivamente a essere riassorbita. L'energia focalizzata genera punti di coagulazione termica a profondità selezionate, innescando una risposta tissutale che comprende neocollagenesi e rimodellamento della matrice extracellulare.

Studi istologici recenti hanno documentato, dopo trattamento MFU-V, l'attivazione dei fibroblasti, la formazione e maturazione di nuovo collagene e un incremento della sintesi di elastina nelle aree trattate.  E questo cambia inevitabilmente il modo in cui dovremmo parlare di “durata”.

Prima di durare, il risultato deve costruirsi

Ultherapy PRIME® non è un trattamento il cui risultato definitivo debba necessariamente essere valutato pochi giorni dopo la seduta. La risposta biologica richiede tempo.

Dopo la formazione dei punti termici controllati inizia una sequenza che comprende una fase infiammatoria transitoria, proliferazione cellulare e successiva maturazione e riorganizzazione del collagene. È quindi più corretto immaginare il risultato come un'evoluzione progressiva, piuttosto che come un cambiamento istantaneo.

Se volessimo immaginare una sorta di timeline, sarebbe corretto dire che il lifting diventa progressivamente visibile nei primi due-tre mesi e i miglioramenti possono continuare a svilupparsi fino a circa sei mesi dopo il trattamento.

Questo è già un primo elemento importante. Quando chiediamo “quanto dura?”, tendiamo a immaginare una linea temporale che comincia il giorno della seduta. In realtà, una parte di quella linea temporale è occupata dalla costruzione stessa del risultato.

Cosa sappiamo della durata a un anno

Esistono dati clinici che permettono di osservare cosa accade nel medio-lungo periodo. Uno studio prospettico sull'MFU-V ha seguito pazienti trattati per lassità di volto e collo a 90 giorni, 180 giorni e un anno. A dodici mesi, il 95% dei soggetti valutati riportava un miglioramento sulla Subject Global Aesthetic Improvement Scale e la stessa percentuale veniva registrata nella valutazione del medico; la valutazione fotografica in cieco, più restrittiva, classificava invece come migliorati 6 dei 14 soggetti valutabili a un anno. Tra i miglioramenti autoriferiti ancora presenti figuravano minore cedimento, riduzione di linee e rughe e migliore texture cutanea.

È interessante proprio la differenza tra questi strumenti di valutazione in quanto ci ricorda che la “durata” non è un dato perfettamente binario e che il modo in cui misuriamo un risultato influenza ciò che definiamo ancora visibile.

Dodici mesi non sono una data di scadenza

Questa è forse la semplificazione che eviterei maggiormente. Dire che un effetto è stato documentato a dodici mesi non equivale a dire che un trattamento “scade” dopo dodici mesi.

Gli studi clinici osservano una popolazione per un determinato periodo. Il follow-up ci dice che un effetto può essere ancora osservabile in quel momento; non stabilisce un confine biologico oltre il quale improvvisamente tutto torna alla condizione di partenza.

Nel frattempo, inoltre, succede qualcosa che nessun trattamento può interrompere: continuiamo a invecchiare.

Il volto cambia continuamente. Cute, compartimenti adiposi, strutture di sostegno e qualità dei tessuti continuano la propria evoluzione biologica. Fotoinvecchiamento, fumo, variazioni ponderali, assetto ormonale, genetica e stile di vita possono contribuire in maniera diversa da persona a persona.

Ultherapy PRIME® interviene all'interno di questa storia. Non la congela.

La durata dipende anche dal paziente che stiamo trattando

È per questo che considero poco utile parlare di durata senza parlare prima di indicazione. Due persone della stessa età anagrafica possono presentare tessuti molto diversi. Grado e distribuzione della lassità, qualità cutanea, anatomia, spessore dei tessuti, caratteristiche individuali e obiettivi del paziente contribuiscono alla costruzione del piano terapeutico.

Le linee guida di consenso sull'MFU-V insistono proprio sulla necessità di personalizzare profondità, numero di linee ed energia in funzione delle caratteristiche del singolo paziente. La visualizzazione ecografica serve a identificare i piani tissutali e a pianificare il trattamento in maniera anatomica, non standardizzata.

Questo per me è un passaggio centrale. Non trattiamo “una lassità” e soprattutto non trattiamo “con una macchina”. Trattiamo una persona, con una determinata anatomia e una determinata storia di invecchiamento.

Perché la visualizzazione conta anche quando parliamo di risultato

Una delle caratteristiche distintive dell'MFU-V è proprio la possibilità di visualizzare i tessuti durante il trattamento.

Potrebbe sembrare un dettaglio tecnico, ma non lo è.

L'imaging consente di riconoscere le strutture anatomiche, selezionare correttamente il trasduttore e la profondità e pianificare l'erogazione dell'energia sulla base di ciò che il medico sta realmente osservando.

La visualizzazione rappresenta un elemento importante della personalizzazione del trattamento e ha un ruolo decisivo anche nellaa selezione del paziente e della gestione delle aspettative.

E questo ci riporta ancora una volta alla durata. Non credo abbia molto senso separare completamente quanto dura un risultato da come è stata posta l'indicazione, come è stato pianificato il trattamento e quali tessuti sono stati trattati.

Ha senso ripetere Ultherapy PRIME® ogni anno?

Non necessariamente. Il fatto che nella letteratura siano stati documentati risultati fino a un anno e che il produttore indichi una possibile durata di un anno o più non significa che ogni paziente debba automaticamente ripetere il trattamento ogni dodici mesi.

Preferisco quindi ragionare diversamente. Non: “È passato un anno, dobbiamo rifarlo?”, ma: “Come sono cambiati i tessuti da quando abbiamo effettuato il trattamento?”

È una differenza apparentemente piccola, ma clinicamente importante. Un paziente potrebbe non avere ancora bisogno di un nuovo trattamento. Un altro potrebbe essere rivalutato prima. In un altro ancora potrebbe essere cambiata l'indicazione e avere più senso intervenire su un aspetto diverso dell'invecchiamento del volto.

La medicina estetica personalizzata dovrebbe rivalutare prima di ripetere.

Forse “quanto dura?” non è la domanda più importante

C'è infine un aspetto che considero particolarmente importante quando parliamo di tecnologie in medicina estetica.

Più lungo non significa necessariamente migliore.

La qualità di un risultato non può essere misurata soltanto contando i mesi.

Dovremmo chiederci se il cambiamento ottenuto è coerente con l'anatomia del paziente, se rispetta le proporzioni, se mantiene naturale l'espressione, se risponde all'indicazione che avevamo posto inizialmente e, soprattutto, se il paziente continua a riconoscersi.

Il compito del medico non è quindi aspettare che scadano dodici mesi ma osservare il paziente nel tempo, comprendere come stanno evolvendo i suoi tessuti e decidere se, quando e come abbia senso intervenire nuovamente.

È una risposta meno semplice di “dura un anno”.

Ma credo sia anche quella più corretta.

Bibliografia

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  7. Ultherapy®. Mechanism of Action – Collagen Stimulation / Optimized Neocollagenesis. Documentazione professionale ufficiale: progressione del risultato e indicazioni sulla durata di Ultherapy PRIME®.


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