
Ultherapy PRIME®, Radiesse® e XERF®: il razionale di una strategia combinata
In medicina estetica si parla spesso di combinare trattamenti a distanza di poco tempo o nel corso della stessa seduta. A differenza di quanto si potesse ritenere fino a pochi anni fa, non si tratta di una pratica da condannare a priori; anzi, è un concetto corretto, ma soltanto se la combinazione nasce da una ragione anatomica e biologica precisa. Come amo ripetere, la nuova medicina estetica non deve diventare una sommatoria di trattamenti, un album con esperienze da provare solo perché vanno di moda. La medicina estetica, e questo è uno dei miei principi cardine, è prima di tutto Medicina, e va trattata con il giusto rispetto e con le dovute precauzioni, Associare due procedure non significa semplicemente sommarne gli effetti. Significa riconoscere che il cambiamento del volto interessa spesso piani diversi, che non sempre possono essere trattati con un unico strumento.
È questo il principio che può rendere interessante, in pazienti selezionati, l’associazione tra Ultherapy PRIME® e Radiesse®: il primo lavora attraverso ultrasuoni microfocalizzati su specifici piani tissutali profondi; il secondo, quando utilizzato con finalità biostimolante, agisce soprattutto sulla qualità e sulla struttura della matrice extracellulare. Due meccanismi differenti, quindi, che possono concorrere allo stesso obiettivo: migliorare la qualità dei tessuti e contrastare alcuni segni della lassità senza cercare di trasformare il volto.
La lassità non riguarda un solo piano
Quando l’ovale perde definizione o il collo appare meno compatto, si tende a parlare genericamente di “pelle che cede”, ma come abbiamo visto anche in precedenti approfondimenti, in realtà il cambiamento è più complesso. Con il tempo si modificano collagene ed elastina, cambia la del matrisoma possono ridursi o redistribuirsi alcuni volumi e può diminuire il sostegno dei tessuti più profondi.. È quindi possibile che due pazienti con una lassità apparentemente simile abbiano in realtà necessità differenti: uno può presentare soprattutto una perdita di qualità cutanea. Un altro può avere una maggiore componente di cedimento profondo. Un altro ancora può mostrare entrambe. Ed è proprio qui che nasce il razionale delle strategie combinate.
Che cosa fa Ultherapy PRIME®
Quando parliamo di Ultherapy PRIME® dobbiamo avere a mente che il principio non è quello di “riempire” o modificare i volumi. L’energia viene concentrata a profondità selezionate con l’obiettivo di indurre una risposta tissutale progressiva. Questo rende gli ultrasuoni particolarmente interessanti quando una parte del problema riguarda il sostegno dei tessuti e non soltanto la superficie cutanea.
Che cosa aggiunge Radiesse®
Radiesse® è composto da microsfere di idrossiapatite di calcio sospese in un gel. Quando viene utilizzato in forma diluita o iperdiluita con finalità biostimolante, l’obiettivo cambia rispetto al classico utilizzo volumizzante. La letteratura descrive un effetto sulla neocollagenesi, neoelastogenesi e sul rimodellamento della matrice extracellulare, con miglioramento della qualità e della compattezza cutanea.
Questo è il punto fondamentale. In una strategia combinata Radiesse® non deve necessariamente servire a “riempire” ciò che appare rilassato ma può essere utilizzato per lavorare sulla componente biologica del tessuto.
Quando e perché abbinarli
Ultherapy PRIME® e Radiesse® agiscono con meccanismi differenti. Gli ultrasuoni possono essere utilizzati per lavorare su specifici piani profondi; l’idrossiapatite di calcio può invece contribuire al miglioramento della qualità tissutale attraverso biostimolazione. Il razionale della combinazione consiste quindi nel trattare componenti differenti dello stesso fenomeno.
Questo non significa, però, che tutti i pazienti debbano ricevere entrambi. La combinazione ha senso soltanto quando la valutazione mostra che esiste realmente un problema su più livelli.
Non tutti i volti hanno bisogno della stessa intensità
È qui che entra un concetto che considero particolarmente importante: la severità della lassità.
Un paziente con tessuti ancora relativamente consistenti e una perdita di compattezza iniziale non presenta lo stesso problema di un paziente con cedimento più marcato del terzo inferiore e del collo.
Nel primo caso può essere sufficiente una strategia meno intensa. Nel secondo può essere più razionale pensare a un trattamento più profondo, eventualmente associato a biostimolazione.
Il livello di lassità, però, non è l’unico parametro. Contano anche spessore della pelle, qualità dei tessuti, distribuzione dei volumi, età biologica del volto e aspettative del paziente.
Dove può inserirsi XERF
Negli ultimi mesi abbiamo introdotto nel nostro ragionamento anche un'altra tecnologia: XERF, una radiofrequenza monopolare a doppia frequenza.
Il suo ruolo non è identico a quello degli ultrasuoni. La radiofrequenza lavora attraverso un riscaldamento controllato dei tessuti e può essere particolarmente interessante nei pazienti con lassità lieve o moderata e tessuti ancora relativamente consistenti, oppure all'interno di una strategia di mantenimento.
Questo consente di ampliare ulteriormente la personalizzazione. In alcuni pazienti la combinazione Ultherapy PRIME® + Radiesse® può essere coerente perché serve lavorare sia sul sostegno profondo sia sulla qualità dei tessuti. In altri, una radiofrequenza come XERF può rappresentare una scelta più proporzionata. In altri ancora può essere utilizzata successivamente, come parte di un percorso di mantenimento. La presenza di più tecnologie non dovrebbe quindi portare a utilizzarle tutte ma dovrebbe semplicemente permettere di sceglierne meno, ma meglio.
Radiofrequenza e ultrasuoni non sono due versioni della stessa cosa
È utile chiarire anche questo punto. Radiofrequenza monopolare e ultrasuoni microfocalizzati utilizzano forme di energia differenti e hanno modalità diverse di interazione con il tessuto, per questo non ha molto senso chiedersi quale delle due tecnologie sia “migliore” in assoluto.
La domanda dovrebbe essere: qual è il tessuto che voglio trattare e a quale profondità devo lavorare? Una pelle più spessa, ancora relativamente compatta ma meno tonica, può beneficiare di una strategia diversa rispetto a un volto nel quale la lassità interessa maggiormente i piani profondi.
Prima viene il volto, poi il protocollo
Oggi abbiamo a disposizione strumenti molto più sofisticati rispetto a pochi anni fa.
Ultrasuoni microfocalizzati con visualizzazione, radiofrequenza monopolare, biostimolatori e altre tecnologie permettono di intervenire su aspetti differenti dell'invecchiamento tissutale.
Questo però aumenta anche la responsabilità della scelta. Nel mio studio posso decidere di utilizzare Ultherapy PRIME®, Radiesse®, XERF oppure una loro integrazione nel tempo, ma il punto non è disporre di più strumenti. Il punto è poter scegliere quale non usare. La tecnologia, e non mi stancherò mai di ripeterlo. resta comunque un mezzo nelle mani del medico. Ed è la valutazione del volto — profondità della lassità, qualità della pelle, spessore dei tessuti, distribuzione dei volumi e obiettivi realistici — a decidere quale strategia abbia realmente senso.
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