Centro di Riferimento ENDOLIFT®, RADIESSE®, ZO SKIN HEALTH®, ULTHERAPY® e SKINPEN® a Napoli e Milano

Chirurgo e Medico Estetico

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SkinPen® e Microneedling: la nuova frontiera per migliorare la qualità della pelle

Ultherapy PRIME® e lifting chirurgico: quali sono le differenze e perché non sono due versioni dello stesso trattamento

Quando una persona mi chiede se Ultherapy PRIME® possa evitare un lifting chirurgico, non comincio dal dispositivo. Comincio dal volto. Osservo la qualità della pelle, la posizione dei tessuti, la distribuzione dei volumi, il profilo mandibolare, il collo e il modo in cui il viso cambia durante il movimento. Solo dopo cerco di comprendere quale parte del problema possa essere affrontata attraverso una stimolazione non invasiva e quale, invece, richiederebbe un vero riposizionamento anatomico.

Ultherapy PRIME® e lifting chirurgico vengono spesso messi a confronto perché entrambi possono avere come obiettivo un volto più compatto e definito. Non sono però due intensità differenti dello stesso trattamento. Il primo utilizza ultrasuoni microfocalizzati con visualizzazione in tempo reale per creare punti controllati di coagulazione termica sotto la superficie cutanea. Il secondo permette al chirurgo di accedere direttamente ai tessuti, mobilitarli, riposizionarli e rimuovere l’eventuale cute eccedente.

La domanda corretta, quindi, non è quale procedura sia migliore in assoluto ma quale procedura sia proporzionata all’anatomia, al grado di lassità, al risultato desiderato e alla disponibilità della persona ad affrontare un percorso di recupero.

La scelta non dovrebbe partire dalla paura del bisturi

Molti pazienti arrivano alla visita con un obiettivo già formulato: ottenere il risultato più vicino possibile a un lifting, ma senza chirurgia. È un desiderio comprensibile. Incisioni, anestesia, medicazioni e convalescenza hanno un peso reale nella decisione. Il rischio, però, è trasformare l’assenza di chirurgia nell’unico criterio di scelta e chiedere a una procedura non invasiva di produrre un cambiamento anatomico che non appartiene al suo meccanismo d’azione.

Una tecnologia non diventa appropriata soltanto perché comporta un recupero più semplice. Deve essere capace di rispondere al problema presente.

Una lassità iniziale, con tessuti ancora reattivi e senza un’importante eccedenza cutanea, può essere compatibile con un trattamento basato sul rimodellamento del collagene. Quando invece i tessuti sono realmente discesi, il collo presenta una ridondanza marcata e il profilo mandibolare è alterato da un cedimento strutturale importante, la sola stimolazione biologica potrebbe non essere sufficiente.

La medicina responsabile non promette sempre la soluzione meno invasiva. Propone quella ragionevolmente in grado di raggiungere il risultato concordato.

Che cosa fa realmente Ultherapy PRIME®

Ultherapy PRIME® integra due funzioni: visualizzazione ecografica dei tessuti e rilascio di ultrasuoni microfocalizzati. Le onde acustiche attraversano la superficie e convergono a profondità prestabilite, generando una sequenza di piccoli punti di coagulazione termica. La superficie cutanea non viene rimossa né incisa. Lo stimolo viene depositato nel derma e nei tessuti sottostanti attraverso trasduttori che, per il trattamento del volto, possono lavorare a profondità di 1,5, 3 e 4,5 millimetri. Il sistema consente inoltre di visualizzare le strutture dermiche e sottodermiche fino a circa 8 millimetri, verificando il contatto del trasduttore e la profondità alla quale verrà erogata l’energia.

La temperatura raggiunta nei punti focali provoca una denaturazione controllata del collagene e avvia una risposta riparativa. Nel tempo, il tessuto attraversa un processo di contrazione, neocollagenesi e rimodellamento della matrice extracellulare.

Ultherapy PRIME® non aggiunge volume e non riempie un solco. Non tira materialmente la cute verso l’alto e non sposta chirurgicamente un compartimento adiposo. Cerca invece di migliorare il comportamento e la compattezza del tessuto attraverso una risposta biologica progressiva.

È questa progressività a spiegare perché il risultato non debba essere giudicato nei primi giorni. Il collagene non si riorganizza immediatamente: i cambiamenti diventano più leggibili nel corso delle settimane e dei mesi e variano in relazione all’anatomia, all’età biologica, al grado di lassità, al fotodanno e alla capacità individuale di rispondere allo stimolo.

Perché la visualizzazione è parte del trattamento

La visualizzazione non rappresenta un elemento accessorio né soltanto una caratteristica tecnica della piattaforma. Il volto non possiede lo stesso spessore in ogni punto. La distanza tra pelle, tessuto adiposo, fascia, muscolo e osso cambia tra tempia, guancia, regione sottomentoniera, mandibola e collo. Anche due persone apparentemente simili possono presentare anatomie molto differenti.

Osservare i tessuti consente di verificare quale piano si trovi sotto il trasduttore e se il contatto sia adeguato. La personalizzazione non consiste quindi semplicemente nell’aumentare il numero delle linee o nel utilizzare sempre l’energia più elevata tollerabile. Consiste nello scegliere dove trattare, a quale profondità, con quale densità e quali aree evitare.

La tecnologia mette a disposizione immagine ed energia. Il giudizio clinico deve trasformarle in una strategia.

Che cosa fa il lifting chirurgico

Il lifting, o ritidectomia, non si limita a tendere la superficie della pelle; a seconda della tecnica e delle condizioni del paziente, il chirurgo può accedere ai piani profondi, intervenire sul sistema muscolo-aponeurotico superficiale, liberare e riposizionare i tessuti, correggere il platysma del collo e rimuovere la cute eccedente. La chirurgia modifica quindi direttamente la posizione delle strutture del volto.

Questa possibilità produce generalmente un cambiamento più importante rispetto a quello ottenibile con una procedura non invasiva. È particolarmente rilevante quando sono presenti guance cadenti, perdita marcata della linea mandibolare, collo rilassato e ridondanza cutanea non correggibile attraverso la sola contrazione del collagene.

Anche il lifting, però, non ferma il tempo. Il volto continuerà a modificarsi e la pelle continuerà a essere esposta a fotoinvecchiamento, stress ossidativo, variazioni ponderali e cambiamenti dei volumi profondi.

La chirurgia può riposizionare i tessuti. Non interrompe il processo biologico dell’invecchiamento.

Risultati a confronto: migliorare il tessuto o riposizionarlo

La differenza può essere sintetizzata in modo semplice: Ultherapy PRIME® stimola e rimodella, mentre il lifting chirurgico mobilita e riposiziona.


Aspetto

Ultherapy PRIME®

Lifting chirurgico

Meccanismo

Ultrasuoni microfocalizzati e risposta di rimodellamento tissutale

Accesso chirurgico e riposizionamento anatomico

Indicazione più frequente

Lassità lieve o moderata

Lassità moderata o avanzata e cute eccedente

Entità del risultato

Graduale, misurata e biologicamente variabile

Più evidente e strutturale

Aggiunta di volume

No

Non necessariamente; dipende dal piano chirurgico

Rimozione della cute

No

Possibile e spesso parte dell’intervento

Incisioni

Assenti

Presenti

Tempi di valutazione

Settimane e mesi

Risultato inizialmente mascherato da edema e guarigione

Durata

Variabile e non permanente

Generalmente più lunga, ma non definitiva

Recupero

Solitamente limitato

Vera convalescenza chirurgica

Limite principale

Non riposiziona né rimuove cute

Maggiore invasività e rischi operatori

La tabella orienta, ma non può stabilire da sola quale procedura sia appropriata. Due persone con la stessa età e un’apparente perdita di definizione simile possono avere cause anatomiche differenti.

Quale risultato aspettarsi da Ultherapy PRIME®

Il paziente più adatto presenta generalmente una lassità iniziale o moderata, tessuti ancora capaci di rispondere e un obiettivo coerente con un cambiamento progressivo. Il miglioramento può riguardare il sostegno del sopracciglio, la compattezza della regione sottomentoniera e del collo e, indirettamente, una maggiore leggibilità del profilo mandibolare. +

Il risultato corretto non è un volto trasformato né una cute improvvisamente tesa. È un miglioramento proporzionato della compattezza e della definizione, ottenuto senza aggiungere materiale e senza alterare intenzionalmente i volumi.

In alcuni pazienti il cambiamento può essere chiaramente apprezzabile. In altri sarà più sottile. Esiste inoltre la possibilità che la risposta non raggiunga le aspettative, anche quando la procedura è stata eseguita correttamente.

La medicina biologica non produce risultati identici in tessuti differenti.

Non è l’età a decidere il trattamento

Non esiste una soglia anagrafica oltre la quale Ultherapy PRIME® smette automaticamente di avere senso o la chirurgia diventa obbligatoria. Una persona relativamente giovane può presentare lassità importante dopo un marcato dimagrimento. Un paziente più adulto può conservare una buona struttura, una ridotta eccedenza cutanea e un’indicazione compatibile con un trattamento non invasivo.

L’età è un dato. L’indicazione nasce dall’anatomia.

Anche il concetto di prevenzione deve essere utilizzato con attenzione. Prevenire non significa trattare precocemente chiunque, ma riconoscere un cambiamento iniziale e intervenire soltanto quando esiste un razionale clinico. Un trattamento senza indicazione non diventa medicina preventiva perché viene eseguito prima.

Possono entrare nello stesso progetto di lungo periodo?

Ultherapy PRIME® e chirurgia non devono essere collocati in due percorsi incompatibili. Una persona può beneficiare degli ultrasuoni microfocalizzati in una fase iniziale e prendere in considerazione un lifting anni dopo, quando l’anatomia e le aspettative saranno cambiate. Allo stesso modo, dopo una completa guarigione chirurgica, trattamenti non invasivi e protocolli orientati alla qualità cutanea possono eventualmente essere valutati come parte del mantenimento.

Un progetto estetico non è una sequenza automatica di procedure. È una strategia capace di cambiare nel tempo e di riconoscere quando uno strumento debba lasciare spazio a un altro.

Come si sceglie davvero

La decisione nasce dall’incontro tra anatomia, entità della lassità, aspettative e disponibilità ad affrontare il recupero.

Quando la perdita di compattezza è lieve o moderata, non esiste un’importante eccedenza cutanea e il paziente cerca un miglioramento graduale senza chirurgia, Ultherapy PRIME® può rappresentare una possibilità coerente.

Quando il risultato richiesto presuppone una vera mobilizzazione dei tessuti, la rimozione di cute o una correzione importante del collo, il lifting chirurgico possiede una capacità che una tecnologia non invasiva non può sostituire.

Esiste infine una zona intermedia, nella quale entrambe le strade possono essere discusse. In quel caso la visita deve chiarire un principio essenziale: scegliendo l’approccio non chirurgico si accetta anche un risultato generalmente più misurato; scegliendo la chirurgia si considera una correzione più strutturale, insieme ai rischi e alla guarigione che comporta.

Il consenso informato non consiste soltanto nel firmare un modulo. Significa comprendere il rapporto tra ciò che si desidera ottenere e ciò che si è disposti ad affrontare.

Bibliografia essenziale

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  7. American Society of Plastic Surgeons. Facelift Surgery: Recovery, Risks and Safety.

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