
Ultherapy PRIME® e filler: timing e sinergie corrette
“È meglio fare prima Ultherapy PRIME® o il filler?” È una domanda apparentemente semplice, ma contiene uno degli aspetti più interessanti della medicina estetica contemporanea: due trattamenti possono essere complementari senza essere intercambiabili e, proprio per questo, ordine e timing hanno un significato clinico.
Ultherapy PRIME® e filler non lavorano sullo stesso problema. Gli ultrasuoni microfocalizzati con visualizzazione agiscono attraverso uno stimolo termico controllato a profondità selezionate, attivando un processo progressivo di rimodellamento del collagene. I filler, a seconda del prodotto e dell’indicazione, possono invece intervenire su supporto, proiezione, contorno, proporzioni o specifiche carenze volumetriche.
Per questo la domanda corretta non è soltanto quale trattamento fare prima ma piuttosto di cosa ha realmente bisogno questo volto, quali tessuti voglio trattare e quale sequenza permette alle diverse procedure di integrarsi senza sovrapporsi inutilmente Prima viene il piano. Solo dopo viene il calendario.
Ultherapy PRIME® e filler: due trattamenti diversi non alternativi
Uno degli errori più frequenti è considerare Ultherapy PRIME® e filler come due possibili modi per ottenere lo stesso risultato.
Non lo sono.
Ultherapy PRIME® utilizza ultrasuoni microfocalizzati con visualizzazione ecografica in tempo reale. La visualizzazione consente al medico di osservare i piani anatomici prima di erogare l’energia e di personalizzare la profondità e il trattamento sulla struttura reale del tessuto. Lo stimolo determina microzone termiche controllate che attivano una risposta di riparazione e rimodellamento del collagene: il risultato, quindi, non nasce dall’aggiunta di materiale ma dalla risposta biologica del tessuto nel tempo.
Il filler segue una logica differente. Nel caso dei filler a base di acido ialuronico, il prodotto viene iniettato in specifici piani anatomici per raggiungere obiettivi che possono comprendere sostegno, proiezione, ridefinizione dei contorni, armonizzazione o recupero selettivo dei volumi.
Ridurre il filler all’idea di “riempire una ruga” significa quindi utilizzare una definizione ormai insufficiente.
Ultherapy PRIME® | Filler |
Tecnologia energy-based | Procedura iniettiva |
Non aggiunge volume | Può modificare supporto, proiezione e volume |
Stimola una risposta biologica progressiva | Effetto legato a prodotto, piano e tecnica |
Lavora a profondità selezionate | Viene posizionato in specifici piani anatomici |
Obiettivo definito sulla lassità e sul rimodellamento tissutale | Obiettivo strutturale, volumetrico o di armonizzazione |
Proprio perché utilizzano meccanismi differenti, in alcuni pazienti possono entrare nello stesso percorso terapeutico.
Perché Ultherapy PRIME® e filler possono essere complementari
Il volto non invecchia in un unico modo. Cambiano contemporaneamente qualità della cute, collagene, compartimenti adiposi, supporto dei tessuti, struttura e proporzioni. Pensare di affrontare questa complessità con un unico strumento significa spesso chiedere a quel trattamento qualcosa che non è stato progettato per fare.
È un principio che considero centrale nel mio approccio: non sommare procedure, ma orchestrare strumenti differenti all’interno della stessa strategia.
Ho già parlato in diverse occasioni del concetto di “pelle recettiva”: lavorare prima sulla qualità biologica e sulla risposta dei tessuti può rappresentare, in pazienti selezionati, la base sulla quale integrare successivamente procedure differenti. Ultherapy PRIME® può quindi essere un primo passaggio del percorso, mentre il filler viene utilizzato soltanto nelle aree nelle quali esiste una reale indicazione strutturale o volumetrica.
La letteratura sulle strategie combinate conferma il razionale di un approccio multimodale, purché parta da un’attenta valutazione del paziente e da una sequenza coerente con le procedure utilizzate.
Non significa che due trattamenti siano automaticamente migliori di uno ma significa trattare problemi differenti con strumenti differenti quando entrambi sono realmente presenti.
Prima Ultherapy PRIME® o prima il filler?
Come di consueto, non esiste una risposta universale ma esistono diverse condizioni da valutare e soprattutto esiste l’unicità del paziente che abbiamo davanti. Ne consegue che non esiste una risposta giusta; la sequenza tra Ultherapy PRIME® e filler non è uguale per tutti: dipende dall’anatomia, dalle aree da trattare, dal tipo di filler già presente o previsto e dagli obiettivi del piano terapeutico. Esiste però un principio sul quale la letteratura offre un’indicazione utile. Un consensus internazionale sulle procedure combinate del volto raccomanda che, nel caso si proceda con ultrasuoni microfocalizzati e iniettabili, l’MFU-V venga eseguito prima degli iniettabili. La logica è comprensibile: prima si utilizza l’energia sul tessuto non ancora trattato con il prodotto iniettabile, poi — se il piano lo prevede — si procede con il filler. Questo non significa però che ogni paziente debba necessariamente eseguire entrambe le procedure nello stesso giorno.
Quanto tempo deve passare tra Ultherapy PRIME® e filler?
Qui è necessario distinguere due scenari. Il consensus pubblicato su Dermatologic Surgery indica che, quando le procedure vengono separate, un intervallo di circa 1–2 settimane può consentire la risoluzione degli effetti locali e una prima rivalutazione del risultato. Non si tratta però di un intervallo obbligatorio valido per qualsiasi paziente, area e prodotto.
Nella pratica clinica può essere utile attendere anche per un motivo diverso: Ultherapy PRIME® lavora secondo una risposta biologica progressiva. Il collagene non cambia in un giorno e l’evoluzione del tessuto prosegue nei mesi successivi.
In alcuni percorsi può quindi avere senso rivalutare il volto prima di decidere se, dove e quanto filler utilizzare. Non perché il filler debba obbligatoriamente essere rimandato per mesi, ma perché una medicina estetica misurata non dovrebbe anticipare una correzione prima di sapere se è realmente necessaria.
Se il filler è già presente
Questa è una situazione differente e merita maggiore cautela. Uno studio pilota del 2023 ha valutato l’effetto dell’MFU dopo l’iniezione di filler a base di acido ialuronico. Nel modello sperimentale veniva osservata una riduzione maggiore dell’HA quando l’MFU veniva eseguito 60 minuti o 14 giorni dopo l’iniezione, mentre a 28 giorni la differenza rispetto al controllo non risultava statisticamente significativa.
È però fondamentale interpretare correttamente questo dato: si trattava di 14 soggetti, con filler intradermico inoculato nell’addome e MFU a 1,5 mm, quindi non di una simulazione completa del trattamento estetico del volto.
Non possiamo trasformare questo lavoro nella regola ma possiamo ricavarne un’indicazione prudenziale: quando il filler è già presente nella stessa zona che dovrebbe essere trattata con ultrasuoni microfocalizzati, tipo di prodotto, piano di iniezione, profondità dell’energia e tempo trascorso devono entrare nella decisione clinica.
Si possono fare Ultherapy PRIME® e filler nella stessa seduta?
In pazienti selezionati una strategia nella stessa seduta è possibile, ma quando viene adottata l’ordine raccomandato è Ultherapy/MFU-V prima e iniettabili dopo.
La possibilità tecnica non significa però che sia sempre la soluzione migliore.
Separare le procedure può consentire al medico di osservare la risposta dei tessuti, aspettare che eventuale edema o sensibilità si risolvano e rivalutare ciò che rimane realmente da correggere. Al contrario, quando le aree, gli obiettivi e l’anatomia lo permettono, una strategia combinata può essere programmata nello stesso appuntamento.
Dati retrospettivi e studi sulle procedure combinate non hanno evidenziato segnali tali da escludere in modo generale l’associazione tra MFU e filler; uno studio retrospettivo recente su 1.040 pazienti ha riportato un profilo di sicurezza complessivamente favorevole per combinazioni tra dispositivi energy-based e iniettabili, pur con i limiti tipici di un'analisi retrospettiva e di protocolli eterogenei.
La domanda rimane quindi sempre la stessa: è la combinazione più corretta per quel paziente?
Full Face non significa “fare tutto”
C’è un concetto che considero essenziale quando si parla di medicina estetica combinata: Full Face non significa accumulare trattamenti su tutto il volto ma significa guardare il volto nella sua globalità, la posizione dei tessuti, i volumi, la cute, la mimica, il profilo mandibolare, lo sguardo e le proporzioni dialogano continuamente tra loro.
Il vero obiettivo di una strategia combinata non è quindi aumentare il numero delle procedure ma ridurre gli interventi inutili e scegliere con maggiore precisione quelli che hanno una reale indicazione.
A volte significa Ultherapy PRIME® senza filler, a volte significa filler senza Ultherapy PRIME®, a volte significa entrambi, ma in aree e momenti differenti e altre volte ancora significa addirittura non trattare. La qualità del piano sta proprio nella capacità di distinguere questi scenari.
La valutazione anatomica viene prima del timing
Prima di decidere se separare Ultherapy PRIME® e filler di una settimana, un mese o più, esiste una decisione molto più importante: capire cosa sta realmente cambiando nel volto.
Valuto distribuzione dei volumi, qualità della cute e dei tessuti, lassità, proporzioni, mimica, profilo, eventuali trattamenti pregressi e obiettivi del paziente.
Sul mio sito descrivo questo processo con tre verbi: ascolto, osservo, comprendo. Solo dopo costruisco il percorso. È una distinzione fondamentale perché la stessa richiesta — “vedo il volto più stanco” — può corrispondere a problemi completamente differenti. Se il problema viene letto male, anche un trattamento tecnicamente perfetto può essere quello sbagliato.
Bibliografia
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