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Chirurgo e Medico Estetico

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SkinPen® e Microneedling: la nuova frontiera per migliorare la qualità della pelle

Beauty autunno-inverno 2026: meno trasformazione, più qualità della pelle

Ogni stagione porta con sé nuove parole, nuovi ingredienti e nuove promesse. Nell’autunno-inverno 2026/2027, il linguaggio della bellezza sembra però raccontare qualcosa di diverso rispetto agli anni passati. Sulle passerelle torna protagonista una pelle luminosa, naturale, apparentemente poco costruita; nella cosmetica si parla sempre meno di routine interminabili e sempre più di barriera cutanea, resilienza, microbioma e skin longevity; anche l’idea tradizionale di anti-age sembra lasciare progressivamente spazio a un concetto più ampio, nel quale l’obiettivo non è cancellare il tempo ma mantenere nel tempo una buona qualità della pelle.

È una direzione che trovo interessante, ma che richiede una precisazione. Le tendenze possono essere utili per capire come sta cambiando la cultura della bellezza; non dovrebbero però diventare automaticamente indicazioni per la nostra pelle. Tra ciò che appare sulle passerelle, ciò che viene raccontato dalla cosmetica e ciò che ha realmente senso per una persona esiste uno spazio che deve essere riempito dalla valutazione individuale.

Per me è proprio questo il punto: non chiedersi quale sia il trattamento o l’ingrediente dell’autunno, ma di che cosa abbia realmente bisogno quella pelle in quel momento.

Il “glow” non è soltanto luminosità

Uno dei temi che emerge con più forza dalle tendenze beauty della stagione è quello della pelle luminosa. Anche le passerelle Haute Couture Autunno-Inverno 2026-27 hanno privilegiato incarnati freschi, curati, meno appesantiti dal make-up, nei quali la preparazione della pelle diventa parte integrante del risultato estetico.  La parola glow, però, rischia di essere ridotta a un effetto visivo. Una pelle che riflette bene la luce non è necessariamente una pelle sana, così come un cosmetico illuminante non può risolvere problemi di barriera, discromie, infiammazione o perdita di qualità cutanea. Quando parlo di qualità della pelle penso a un insieme più complesso: idratazione, regolarità della superficie, elasticità, uniformità del colore, tollerabilità, capacità di mantenere una barriera efficace. Il risultato estetico nasce dalla combinazione di questi fattori, non da un unico prodotto. È anche per questo che una pelle apparentemente più “spenta” dopo l’estate non dovrebbe essere trattata automaticamente con una maggiore quantità di attivi. Se è disidratata, irritata o più reattiva, la prima necessità può essere ristabilire equilibrio, non intensificare la routine.

Dalla skincare aggressiva alla barriera cutanea

Questo è probabilmente uno dei cambiamenti più interessanti del momento. Dopo anni in cui la skincare è stata spesso raccontata attraverso sovrapposizioni di acidi, retinoidi, esfolianti e molecole diventate virali, la barriera cutanea sta tornando al centro. Non si tratta soltanto di una moda. Umidità e temperatura influenzano realmente la funzione barriera; la letteratura mostra che condizioni di bassa temperatura e bassa umidità possono ridurne l’efficienza e aumentare la suscettibilità della pelle agli irritanti.

Questo significa che, entrando nei mesi più freddi, una routine ben costruita dovrebbe essere capace di adattarsi. Non necessariamente diventare più ricca o più complessa, ma più coerente con ciò che osserviamo. Se la pelle tira, brucia, si desquama o reagisce facilmente, continuare ad aggiungere attivi solo perché “è il momento di riprendere il retinolo” può essere controproducente. Prima viene la tollerabilità, poi l’intensificazione.

È un principio molto semplice, ma credo sia uno dei più importanti nella skincare: un prodotto efficace che la pelle non riesce a tollerare difficilmente diventerà parte di una buona strategia a lungo termine.

Skin longevity: una parola nuova per un concetto più maturo

Tra le espressioni che stanno dominando il 2026 c’è sicuramente skin longevity. È interessante perché segnala un cambiamento culturale. Non si parla soltanto di “anti-age”, cioè di intervenire contro un segno già presente, ma di mantenere il più a lungo possibile una pelle funzionale, equilibrata e resistente.

Personalmente preferisco questa impostazione alla retorica del “ringiovanimento a tutti i costi”, purché anche la longevity non diventi semplicemente una nuova etichetta commerciale.

Invecchiare bene non significa mantenere a cinquant’anni la pelle dei venticinque ma significa preservare qualità, elasticità, uniformità e capacità di risposta rispettando l’età biologica e l’identità della persona.

È lo stesso principio che applico alla medicina estetica. Non lavoro per cancellare ciò che racconta il tempo, ma per evitare che alcuni cambiamenti prendano il sopravvento sull’armonia complessiva. Nella skincare vale qualcosa di simile: la costanza nella fotoprotezione, una detersione corretta, attivi realmente indicati e una buona funzione barriera hanno spesso più valore di una continua rincorsa alla novità.

Retinoidi: ancora importanti, ma senza estremismi

I retinoidi continuano ad avere un ruolo centrale quando si parla di photoaging. La tretinoina, in particolare, è tra gli attivi con le evidenze più consolidate per il miglioramento di rugosità, pigmentazione irregolare e altri segni del fotoinvecchiamento. Le revisioni disponibili confermano la sua efficacia, ma ricordano anche la possibilità di irritazione, secchezza, eritema e desquamazione.

Questo è il motivo per cui considero sbagliato trasformare l’autunno in una sorta di “stagione obbligatoria del retinolo”.

Può essere un buon momento per reintrodurre determinati attivi, soprattutto perché l’esposizione solare tende a cambiare e la routine quotidiana diventa spesso più regolare, ma frequenza, concentrazione e associazioni devono essere adattate alla pelle.

Il principio non dovrebbe essere “più forte è meglio”, ma più adatto è meglio.

Una routine più corta può essere una routine migliore

Anche il cosiddetto minimalismo cosmetico mi sembra un segnale positivo, se interpretato correttamente.

Minimalismo non significa utilizzare pochi prodotti per principio. Significa eliminare ciò che è ridondante e costruire una routine nella quale ogni passaggio abbia una funzione.

Per molte persone una struttura composta da detersione adeguata, uno o pochi attivi selezionati, idratazione e fotoprotezione può essere più efficace di una sequenza di dieci prodotti introdotti senza una reale strategia.

La skincare non dovrebbe essere una collezione, dovrebbe essere un progetto e un progetto cambia in base alla pelle, all’età, alle abitudini, alla stagione, alle terapie utilizzate e agli obiettivi che stiamo cercando di raggiungere.

Anche il corpo entra nella logica della skin quality

Tra le tendenze dell’autunno 2026 emerge anche una maggiore attenzione alla pelle del corpo. Ingredienti tradizionalmente associati alla skincare del viso — come urea, acidi, niacinamide e ceramidi — vengono sempre più utilizzati per secchezza, ruvidità e irregolarità cutanee corporee.

È un’evoluzione coerente. Non esiste infatti una ragione scientifica per considerare la qualità cutanea importante soltanto sul volto.

Décolleté, mani, braccia e altre aree esposte mostrano nel tempo gli effetti dell’età, del sole e delle caratteristiche individuali della pelle. Anche qui, però, non esiste un protocollo universale. Una cute secca, una cheratosi pilare, una lassità tissutale e una discromia sono condizioni diverse e devono essere trattate in modo diverso.

La parola “bodycare” può essere una tendenza; la valutazione resta clinica.

Dove finisce la skincare e dove comincia la medicina estetica

Questo è probabilmente il punto che mi interessa maggiormente. Cosmetica e medicina estetica vengono spesso raccontate come due mondi alternativi: da una parte la crema, dall’altra il trattamento ambulatoriale. In realtà dovrebbero essere considerate livelli differenti dello stesso percorso di cura.

Una buona skincare può migliorare idratazione, barriera, texture, pigmentazione superficiale e alcuni segni del photoaging. Non può però recuperare una vera lassità dei tessuti, riposizionare strutture profonde o modificare in modo significativo determinati cambiamenti anatomici.

Allo stesso modo, un trattamento di medicina estetica non dovrebbe diventare una scorciatoia per trascurare la cura quotidiana della pelle.

Quando esiste una corretta indicazione, le due cose si completano.

È anche questo il senso del mio approccio: partire dalla persona, osservare il problema reale e decidere soltanto dopo quali strumenti siano realmente necessari.

Forse la vera tendenza è scegliere meglio

Se guardo alle tendenze di questo autunno-inverno, ciò che trovo più interessante non è un particolare ingrediente o una nuova tecnologia ma è il cambiamento di prospettiva.

Meno trasformazione, più qualità. Meno sovrapposizioni, più selezione. Meno “anti-age”, più attenzione al modo in cui la pelle cambia nel tempo. Persino il beauty delle passerelle sembra muoversi verso incarnati luminosi e riconoscibili, nei quali il viso non viene cancellato sotto il trucco ma valorizzato.

Naturalmente anche questa potrà diventare una moda e lasciare spazio alla successiva.

Quello che invece dovrebbe rimanere è il principio.

La pelle non deve seguire le tendenze. Le tendenze possono semmai aiutarci a fare domande migliori sulla pelle.

E la domanda che considero più utile continua a essere molto semplice: non “cosa va di moda quest’autunno?”, ma “cosa ha realmente senso per me?”

Bibliografia

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Sitohang IBS, Makes WI, Sandora N, Suryanegara J. Topical tretinoin for treating photoaging: A systematic review of randomized controlled trials. International Journal of Women’s Dermatology. 2022;8(1):e003. doi:10.1097/JW9.0000000000000003.

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