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Chirurgo e Medico Estetico

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Rughe intorno alla bocca e codice a barre: filler, botulino o biostimolazione?

Le rughe verticali che compaiono sopra il labbro superiore vengono comunemente chiamate “codice a barre”. È un’espressione immediata, forse non particolarmente elegante, ma capace di descrivere bene quelle linee sottili che, inizialmente visibili soltanto durante alcuni movimenti della bocca, con il tempo possono diventare evidenti anche a riposo.

Spesso si pensa che siano esclusivamente “rughe da fumatore”. Il fumo rappresenta certamente uno dei fattori che possono accelerare l’invecchiamento della regione periorale, ma non è l’unica causa. Il codice a barre può comparire anche in persone che non hanno mai fumato, perché dipende dall’interazione tra genetica, invecchiamento cutaneo, esposizione solare, perdita di sostegno dei tessuti e ripetuta contrazione del muscolo orbicolare della bocca.

La vera domanda, quindi, non è semplicemente quale trattamento cancelli queste rughe. È capire perché si siano formate in quella specifica persona.

Filler, tossina botulinica e biostimolazione non sono tre versioni dello stesso trattamento. Agiscono su componenti diverse dell’invecchiamento periorale e non sono automaticamente intercambiabili. In alcuni casi può essere indicata una sola procedura; in altri è più corretto costruire un percorso graduale e combinato.

Il codice a barre non è una ruga isolata

La bocca è una delle regioni più complesse e dinamiche del volto. Partecipa continuamente alla parola, alla deglutizione, alla masticazione e all’espressione delle emozioni. Ogni sorriso, ogni parola e ogni contrazione delle labbra coinvolgono il muscolo orbicolare e gli altri muscoli che convergono nella regione periorale.

Con il passare degli anni, la pelle diventa progressivamente più sottile e meno elastica. Il labbro superiore può allungarsi, il vermiglio può perdere parte della propria altezza e della propria proiezione, mentre i tessuti circostanti ricevono un sostegno inferiore. Anche le strutture profonde, compresi il muscolo, i compartimenti adiposi e il supporto scheletrico, partecipano ai cambiamenti dell’area periorale.

Su questa struttura meno resistente continua ad agire il movimento della bocca. Le pieghe che inizialmente comparivano soltanto durante la contrazione possono, progressivamente, imprimersi nella pelle e diventare rughe statiche.

Per questo non tutte le rughe del codice a barre sono uguali. Alcune sono prevalentemente dinamiche, altre dipendono soprattutto dalla perdita di qualità cutanea, altre ancora sono associate a una riduzione del sostegno e del volume del labbro. Molto spesso queste componenti convivono, ma non necessariamente con la stessa importanza.

Il primo errore è scegliere la procedura prima della diagnosi

Quando un paziente chiede di correggere le rughe intorno alla bocca, il rischio è concentrarsi immediatamente sulla singola linea. Ma una ruga non racconta da sola tutto ciò che sta accadendo.

Durante la valutazione osservo la bocca a riposo e in movimento. Valuto quanto le rughe cambino durante la contrazione, la qualità della pelle, lo spessore dei tessuti, il profilo del labbro, la definizione dell’arco di Cupido, la posizione delle commissure e l’armonia tra labbro superiore, labbro inferiore, mento e resto del volto.

È importante comprendere anche che cosa il paziente desideri realmente. Alcune persone vogliono attenuare le linee senza modificare il volume delle labbra. Altre percepiscono come problema principale l’assottigliamento del labbro. Altre ancora presentano una pelle molto sottile e segnata, per la quale il semplice riempimento della singola ruga rischierebbe di essere insufficiente o poco naturale.

La medicina estetica non dovrebbe iniziare dal nome di un prodotto, ma dall’interpretazione del volto.

Filler: quando serve recuperare sostegno, non necessariamente volume

Il filler viene spesso associato all’aumento delle labbra. In realtà, nel trattamento della regione periorale può essere utilizzato con obiettivi molto differenti.

Un acido ialuronico adeguatamente selezionato può aiutare a recuperare un sostegno perduto, ridefinire con discrezione il profilo labiale o ammorbidire alcune rughe statiche. Il trattamento non deve necessariamente produrre labbra più grandi: in molti casi l’obiettivo è semplicemente migliorare la continuità tra il labbro e la pelle circostante.

La letteratura descrive l’impiego dei filler nella correzione delle modificazioni legate all’invecchiamento delle labbra e della regione periorale. Tuttavia, non esiste un materiale o una tecnica universalmente migliore: prodotto, profondità e modalità di trattamento devono essere scelti in relazione all’anatomia e all’obiettivo clinico.

Quando le linee sono sottili e superficiali, riempirle direttamente con quantità eccessive di prodotto può creare irregolarità, appesantire il labbro superiore o conferire alla zona una proiezione innaturale. Talvolta è più corretto intervenire sul sostegno complessivo, distribuendo quantità contenute di prodotto nei punti in cui la struttura ne ha realmente bisogno.

Il filler può quindi essere particolarmente utile quando il codice a barre è associato a rughe presenti anche a riposo, perdita di definizione del bordo labiale o riduzione del sostegno dei tessuti. Non può però correggere da solo ogni componente del problema, soprattutto quando la contrazione muscolare o il deterioramento della qualità cutanea hanno un ruolo predominante.

Botulino: quando il movimento contribuisce alla formazione delle rughe

La tossina botulinica non riempie le rughe. Agisce modulando temporaneamente l’attività dei muscoli nei quali viene iniettata.

Nella regione periorale può essere presa in considerazione quando la contrazione del muscolo orbicolare contribuisce in modo significativo alla formazione delle linee verticali. In pazienti attentamente selezionati, dosaggi molto contenuti possono ridurre la forza con cui la pelle viene ripetutamente piegata durante il movimento.

Ma la bocca non è la fronte. È una zona funzionale, coinvolta nella pronuncia, nel sorriso, nell’uso delle posate e nel controllo dei liquidi. Proprio per questo il trattamento richiede conoscenza anatomica, prudenza e dosaggi conservativi. Le raccomandazioni internazionali sottolineano l’importanza di selezionare accuratamente i pazienti e utilizzare dosi ridotte nel trattamento dell’orbicolare della bocca.

Il botulino può essere utile soprattutto quando le rughe sono ancora prevalentemente dinamiche, cioè diventano molto più evidenti durante la contrazione. Se, invece, le linee sono ormai profondamente incise anche a riposo, la sola riduzione del movimento difficilmente sarà sufficiente.

L’obiettivo non dovrebbe mai essere immobilizzare la bocca. Una buona indicazione mira a ridurre un eccesso di contrazione senza compromettere la naturalezza del sorriso e dell’espressione.

Biostimolazione: quando il problema principale è la qualità della pelle

La biostimolazione segue una logica differente sia dal filler sia dalla tossina botulinica. Non nasce per riempire immediatamente una singola ruga e non riduce direttamente il movimento muscolare. Cerca piuttosto di migliorare progressivamente la qualità biologica e strutturale del tessuto.

Il termine “biostimolazione”, tuttavia, comprende trattamenti diversi. Non tutti i prodotti definiti biostimolanti hanno lo stesso meccanismo d’azione, la stessa capacità di produrre volume o le medesime indicazioni. Tra le sostanze studiate nella medicina estetica rigenerativa rientrano, per esempio, l’idrossiapatite di calcio e l’acido poli-L-lattico, utilizzati con tecniche e diluizioni differenti per favorire modificazioni della matrice extracellulare e della produzione di collagene.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 ha evidenziato il crescente interesse per questi trattamenti come alternativa o complemento alle procedure tradizionali, sottolineando però che i dati quantitativi disponibili sono ancora eterogenei e che servono ulteriori studi controllati.

Esistono anche studi preliminari dedicati specificamente alla regione periorale. Un piccolo studio pilota ha valutato l’impiego di idrossiapatite di calcio iperdiluita nelle rughe moderate o severe intorno alla bocca, mostrando risultati promettenti sulla qualità del tessuto. La presenza di evidenze iniziali, però, non significa che la biostimolazione sia automaticamente indicata in ogni codice a barre.

Può essere particolarmente interessante quando la pelle appare sottile, disidratata, poco elastica e diffusamente increspata. I risultati sono generalmente progressivi e richiedono tempo: è quindi un approccio diverso dal filler, che può offrire una correzione strutturale più immediatamente visibile.

La biostimolazione non dovrebbe essere presentata come una promessa generica di “produrre collagene”, ma inserita in un progetto coerente con la qualità dei tessuti, l’età biologica della pelle e il risultato realistico che si può ottenere.

Filler, botulino e biostimolazione possono essere combinati?

In molti casi la risposta più corretta non è scegliere una procedura ed escludere tutte le altre. La regione periorale può presentare contemporaneamente perdita di sostegno, contrazione muscolare e deterioramento della qualità cutanea.

Un trattamento combinato può quindi agire su piani differenti: la tossina botulinica sul movimento, il filler sulla struttura e la biostimolazione sulla qualità del tessuto. Studi e documenti di consenso sulla parte inferiore del volto indicano che, in pazienti selezionati, la combinazione di filler e tossina botulinica può offrire risultati migliori rispetto all’impiego isolato di una sola modalità.

“Combinato”, però, non significa eseguire tutto nella stessa seduta né utilizzare necessariamente tutte le procedure.

Spesso preferisco ragionare per fasi. Prima si identifica la componente predominante, poi si esegue un trattamento misurato e, solo dopo averne valutato il risultato, si decide se sia realmente necessario aggiungere altro. Questo permette di osservare come il volto risponde e riduce il rischio di sovracorrezione.

In alcuni casi, inoltre, quando le rughe sono molto incise o associate a un importante fotoinvecchiamento, può essere utile valutare anche procedure capaci di lavorare sulla superficie cutanea. Il percorso non deve adattarsi a una categoria commerciale: deve adattarsi alla pelle.

Non tutte le rughe devono scomparire

La regione intorno alla bocca custodisce una parte importante dell’identità di una persona. È il luogo del sorriso, della parola e di molte delle espressioni attraverso cui comunichiamo.

Cancellare completamente ogni movimento o riempire in modo aggressivo ogni linea rischia di modificare proprio ciò che rende un volto riconoscibile. Il risultato naturale non coincide con l’assenza assoluta di rughe, ma con una pelle più armonica, un labbro sostenuto senza eccessi e una bocca che continui a muoversi in modo spontaneo.

Prima di trattare il codice a barre bisogna quindi chiedersi quale sia il confine tra miglioramento e trasformazione. È una valutazione clinica, ma anche culturale ed estetica. La medicina estetica non dovrebbe inseguire un modello standard di bocca: dovrebbe preservare le proporzioni e il linguaggio espressivo di quella specifica persona.

Filler, botulino o biostimolazione: qual è la scelta corretta?

Il filler può essere indicato quando prevalgono la perdita di sostegno e le rughe statiche. La tossina botulinica può aiutare quando la contrazione muscolare contribuisce in modo evidente alla formazione delle linee. La biostimolazione può trovare spazio quando il problema riguarda soprattutto la qualità, l’elasticità e la struttura della pelle.

Ma questa distinzione, da sola, non basta. Nella maggior parte dei casi esistono componenti sovrapposte e la decisione deve tenere conto dell’anatomia, del movimento, della qualità cutanea e delle aspettative del paziente.

Non esiste quindi una procedura migliore in assoluto per il codice a barre. Esiste il trattamento più coerente con la causa dominante e con il volto che si sta osservando.

La soluzione più moderna non è necessariamente quella che utilizza più prodotti o più tecnologie. Molto spesso è quella che impiega la minima quantità del trattamento corretto, nel momento corretto e con un obiettivo realistico.

Perché una bocca ben trattata non dovrebbe apparire rifatta. Dovrebbe semplicemente continuare a raccontare la persona, con maggiore armonia e senza perdere la propria identità.

Bibliografia essenziale

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Lorenz FJ et al. The Role of Toxins and Fillers in Optimizing Perioral Rejuvenation. Facial Plastic Surgery Clinics of North America. 2025.

Wollina U, Goldman A. Perioral Rejuvenation: Restoration of Attractiveness in Aging Females by Minimally Invasive Procedures. Clinical Interventions in Aging. 2013.

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