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Chirurgo e Medico Estetico

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Realtà aumentata e analisi 3D del volto: come cambia la medicina estetica

La medicina estetica sta diventando progressivamente più precisa, non soltanto per l’evoluzione dei trattamenti e delle tecnologie, ma anche per la possibilità di osservare e misurare il volto con strumenti sempre più sofisticati. Tra questi, la realtà aumentata e la morfometria 3D stanno assumendo un ruolo interessante soprattutto nella fase di consulenza, nella pianificazione del trattamento e nella valutazione dei risultati.

Il loro valore, a mio avviso, non consiste nell’effetto spettacolare della simulazione, ma nella possibilità di rendere più chiaro il dialogo tra medico e paziente. In medicina estetica, infatti, uno degli aspetti più delicati è l’allineamento tra ciò che il paziente immagina e ciò che il medico considera realistico, appropriato e coerente con l’anatomia del volto.

Prima del trattamento viene la valutazione

Un volto non è una superficie piatta. Volumi, proporzioni, angoli, proiezioni e simmetrie interagiscono tra loro e contribuiscono alla percezione complessiva dell’armonia facciale. Una lieve variazione della proiezione dello zigomo può modificare il terzo medio del volto; una differenza nell’angolo mandibolare può influenzare la percezione del profilo; una correzione apparentemente minima può produrre effetti diversi a seconda del punto da cui il volto viene osservato.

Per questo la fotografia clinica tradizionale, pur restando fondamentale, non sempre descrive completamente ciò che abbiamo davanti. L’analisi tridimensionale permette di aggiungere informazioni relative a distanze, proporzioni, angoli, simmetrie e volumi, offrendo una rappresentazione più completa del punto di partenza.

Nella mia pratica utilizzo anche strumenti digitali della piattaforma Arbrea Labs, in particolare le soluzioni dedicate all’analisi e alla simulazione del volto. Arbrea Face consente di acquisire il volto attraverso dispositivi come iPhone o iPad, creare un modello tridimensionale e lavorare in modalità 3D e realtà aumentata; il sistema integra inoltre strumenti di misurazione automatica dei parametri facciali.

La tecnologia, però, resta uno strumento di supporto. Non sostituisce la valutazione clinica e soprattutto non decide cosa sia armonico.

Simulare non significa promettere

La realtà aumentata consente di rappresentare visivamente alcune possibili modifiche prima del trattamento. Questo può essere molto utile, ma richiede una comunicazione corretta.

Una simulazione non è una fotografia del futuro e non dovrebbe essere presentata come tale. I tessuti biologici rispondono in modo individuale, i processi di rimodellamento richiedono tempi differenti e nessun modello digitale può garantire che ciò che appare sullo schermo corrisponderà esattamente al risultato finale.

La funzione più interessante della simulazione è piuttosto quella di trasformare concetti spesso molto generici in qualcosa di più comprensibile. Espressioni come “vorrei vedermi più riposata”, “vorrei un profilo più definito” o “vorrei un viso più armonico” possono avere significati molto diversi da persona a persona.

Osservare insieme una possibile modifica permette di capire meglio ciò che il paziente desidera e, allo stesso tempo, di spiegare con maggiore chiarezza quali cambiamenti siano realistici e quali invece non siano indicati.

Per questo non considero la simulazione uno strumento per convincere il paziente a procedere. La considero uno strumento per comunicare meglio prima di decidere.

myArbreaa: una continuità tra consulenza e paziente

L’ecosistema Arbrea comprende oggi anche myArbrea, evoluzione dell’app precedentemente conosciuta come Lindapp, pensata per creare una maggiore continuità tra la simulazione effettuata in studio e il percorso del paziente. Le simulazioni possono essere condivise tra la piattaforma professionale e l’app dedicata al paziente, mantenendo il confronto all’interno dello stesso ecosistema digitale.

Anche qui, ciò che trovo interessante non è tanto la componente tecnologica in sé quanto il modo in cui può migliorare la comprensione. Il paziente può rivedere ciò che è stato discusso durante la consulenza e il medico può utilizzare la stessa rappresentazione come riferimento all’interno di un percorso più strutturato.

Questo può essere particolarmente utile quando la decisione non riguarda un singolo trattamento, ma un progetto di armonizzazione che richiede valutazioni progressive e priorità diverse.

Dalla fotografia alla misurazione

La fotografia clinica resta insostituibile, ma presenta limiti noti. Illuminazione, distanza, posizione del capo, angolazione della fotocamera ed espressione possono modificare la percezione di un risultato.

La morfometria 3D consente di aggiungere una componente quantitativa, confrontando acquisizioni eseguite in momenti differenti e osservando variazioni di distanza, angolo e volume. Arbrea Face, per esempio, integra strumenti di analisi automatica e simulazione tridimensionale che possono supportare questo tipo di valutazione.

Questo non significa trasformare il volto in una serie di numeri. Significa disporre di informazioni aggiuntive per comprendere meglio ciò che è realmente cambiato.

La percezione estetica rimane fondamentale, ma quando può essere affiancata da una misurazione oggettiva il follow-up diventa più preciso.

Ogni trattamento ha tempi diversi

Uno dei rischi della tecnologia è farci pensare che tutto possa essere misurato immediatamente.

Non è così.

Un filler produce modifiche strutturali che possono essere osservate in tempi relativamente rapidi, mentre trattamenti che agiscono attraverso processi di rimodellamento tissutale richiedono settimane o mesi. Lo stesso vale per metodiche rigenerative, nelle quali il risultato evolve progressivamente.

La qualità della valutazione dipende quindi non soltanto dallo strumento utilizzato, ma anche dal momento in cui viene utilizzato.

Una misurazione estremamente precisa effettuata nel momento sbagliato può essere meno utile di una valutazione clinica correttamente programmata.

Misurare una differenza non significa doverla correggere

La morfometria 3D consente di evidenziare asimmetrie e differenze molto piccole, ma proprio per questo richiede interpretazione.

Il volto umano non è perfettamente simmetrico e la simmetria assoluta non coincide necessariamente con l’armonia. Molte caratteristiche che rendono un volto riconoscibile dipendono proprio da proporzioni personali e piccole differenze tra un lato e l’altro.

Il fatto che una differenza sia misurabile non significa quindi che debba essere corretta.

Questa distinzione per me è fondamentale. I numeri possono descrivere; il medico deve stabilire se ciò che descrivono abbia realmente un significato clinico o estetico.

La tecnologia aggiunge dati, ma non sostituisce il giudizio.

Una consulenza più precisa e più trasparente

Credo che il vero interesse della realtà aumentata e dell’analisi 3D sia soprattutto qui: nella possibilità di rendere la consulenza più chiara.

Poter osservare meglio il punto di partenza, discutere una possibile evoluzione, misurare alcuni parametri e documentare il risultato nel tempo permette di costruire un percorso più trasparente.

Il paziente comprende meglio ciò che si sta progettando; il medico può spiegare con maggiore precisione cosa sia realistico aspettarsi; il risultato può essere valutato attraverso informazioni più complete.

La tecnologia non rende quindi la medicina estetica meno personale. Se utilizzata correttamente, può fare esattamente il contrario: migliorare il dialogo, ridurre le incomprensioni e riportare la decisione clinica al centro del percorso.

Ed è proprio questo il modo in cui credo debbano essere utilizzati strumenti come Arbrea: non per sostituire l’occhio del medico, ma per renderlo ancora più consapevole.

Bibliografia

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Arbrea Labs. Arbrea Face – piattaforma per simulazione e analisi tridimensionale del volto. Documentazione ufficiale Arbrea Labs. Disponibile su: https://arbrea-labs.com/

Arbrea Labs. Da Lindapp a myArbrea: evoluzione dell’ecosistema Arbrea Labs. Documentazione ufficiale Arbrea Labs. Disponibile su: https://arbrea-labs.com/it/da-lindapp-ad-arbrea-unificando-lecosistema-arbrea-labs/

 

 

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