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Chirurgo e Medico Estetico

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SkinPen® e Microneedling: la nuova frontiera per migliorare la qualità della pelle

Lassità del viso e del collo: cosa cambia nei tessuti e come intervenire

Quando il contorno mandibolare diventa meno definito, il collo appare meno compatto o ai lati del mento iniziano a comparire i cosiddetti jowls, la sensazione è spesso molto semplice: “la pelle sta cedendo”. In realtà ciò che vediamo allo specchio è il risultato di cambiamenti più complessi. Con il tempo non cambia soltanto la superficie della pelle: si modificano la qualità del collagene e delle fibre elastiche, la distribuzione dei volumi, il sostegno dei tessuti e, più in generale, l’equilibrio tra le diverse strutture del volto. È il motivo per cui due persone possono presentare apparentemente lo stesso problema — per esempio un ovale meno definito — ma avere bisogno di approcci differenti.

Quando valuto una lassità del viso o del collo, quindi, non considero sufficiente osservare che “la pelle è rilassata”. La domanda più importante è un’altra: che cosa sta realmente causando quel cambiamento? Solo dopo ha senso decidere come intervenire.

La lassità non è soltanto “pelle rilassata”

Uno degli equivoci più frequenti è pensare che il rilassamento del volto sia dovuto esclusivamente alla perdita di collagene. Il collagene ha certamente un ruolo importante: con l’età la pelle tende a diventare meno compatta ed elastica e perde progressivamente parte della capacità di sostenersi come in precedenza. Ma il volto cambia anche più in profondità. I compartimenti adiposi possono modificare volume e posizione, le strutture di sostegno diventano meno efficienti e cambiano i rapporti tra guancia, mandibola e collo.

Per questo l’invecchiamento del volto non può essere ridotto al semplice cedimento della superficie cutanea. Migliorare la qualità della pelle, intervenire su una perdita di volume e trattare una vera lassità sono obiettivi differenti e richiedono strategie differenti. La letteratura considera infatti l’invecchiamento facciale un fenomeno che coinvolge più piani anatomici contemporaneamente.

La linea mandibolare è una delle zone nelle quali questi cambiamenti diventano più evidenti. Con il tempo il passaggio tra guancia e mandibola può apparire meno netto, il terzo inferiore può sembrare più pesante e possono comparire i jowls, quelle piccole aree di cedimento ai lati del mento che interrompono la continuità dell’ovale. Anche in questo caso, però, non esiste una sola causa: in alcuni pazienti prevale la lassità dei tessuti, in altri la ridistribuzione dei volumi, in altri ancora incidono maggiormente la componente adiposa o la struttura della mandibola.

Collo e sottomento: distinguere la lassità dal volume

Il sottomento è probabilmente l’esempio più semplice per comprendere quanto sia importante questa distinzione. Un profilo poco definito può dipendere da pelle meno compatta, accumulo di tessuto adiposo, caratteristiche anatomiche della mandibola, lassità dei tessuti profondi oppure da una combinazione di questi fattori.

Una tecnologia pensata per migliorare la compattezza non è automaticamente un trattamento per il grasso. Allo stesso modo, se la lassità è molto importante, un trattamento non invasivo può migliorare la qualità dei tessuti senza però poter produrre lo stesso risultato di una procedura chirurgica. Stabilire questa differenza prima del trattamento è fondamentale soprattutto per avere aspettative realistiche.

Gli effetti della radiofrequenza contro la lassità

Una delle possibilità oggi disponibili per intervenire sulla lassità è la radiofrequenza, una tecnologia che utilizza energia per generare un riscaldamento controllato dei tessuti. L’obiettivo non è “tirare” la pelle in senso meccanico, ma indurre modificazioni del collagene e favorire nel tempo processi di rimodellamento dei tessuti. Questo è un punto importante: la radiofrequenza non serve a cancellare il tempo né a sostituire automaticamente un lifting, ma può essere una possibilità quando l’obiettivo è migliorare la compattezza e la qualità dei tessuti in un paziente correttamente selezionato.

Perché non si tratta tutto il volto allo stesso modo

Guancia, mandibola, sottomento e collo hanno caratteristiche anatomiche diverse. Di conseguenza anche il trattamento deve essere modulato. In alcune zone può essere utile lavorare più in superficie, in altre può avere senso coinvolgere piani più profondi. Il punto, però, non è “andare più in profondità” a tutti i costi ma raggiungere il piano giusto per il problema che si vuole migliorare.

Questa possibilità di modulare il trattamento è particolarmente interessante nella gestione della lassità perché consente di adattare l’intervento all’area anatomica e alle caratteristiche del singolo volto. Due pazienti con un ovale apparentemente simile possono quindi ricevere indicazioni differenti proprio perché l’origine del problema non è necessariamente la stessa.

Quali problemi può migliorare la radiofrequenza monopolare

Quando l’indicazione è corretta, la radiofrequenza monopolare può essere presa in considerazione soprattutto nei quadri di lassità lieve o moderata, perdita di compattezza del viso, riduzione della definizione dell’ovale, jowls e lassità del collo. Può essere utile anche nella regione sottomentoniera quando la componente prevalente è il rilassamento dei tessuti e non l’accumulo adiposo. Come amo ripetere, sono contrario alle promesse di risultato sulla carta, dove è sin troppo semplice fare medicina. Per questo preferisco sempre evitare generalizzazioni e riportare il discorso sul singolo paziente. Una mandibola meno definita può migliorare quando la perdita di definizione dipende almeno in parte dalla lassità dei tessuti. Se invece la causa principale è un accumulo adiposo importante, una perdita di volume o una particolare struttura mandibolare, la radiofrequenza da sola potrebbe non essere la soluzione più appropriata.

E per il collo?

Il collo è una delle aree nelle quali il trascorrere del tempo può diventare più evidente. La cute può perdere compattezza, il confine tra mandibola e collo diventare meno netto e possono comparire pieghe o un generale aspetto di rilassamento. Quando la lassità è lieve o moderata, lavorare sulla qualità dei tessuti può contribuire a migliorarne l’aspetto; se invece esiste un eccesso cutaneo importante o una ptosi avanzata, è necessario essere chiari sui limiti di un approccio non invasivo. Questo non rende meno utile la tecnologia: rende semplicemente più corretta la sua indicazione.

Il risultato non si esaurisce nella seduta

Quando si lavora sul collagene e sulla qualità dei tessuti, il risultato non dovrebbe essere giudicato soltanto immediatamente dopo il trattamento. Una parte della risposta può essere iniziale, ma i processi di rimodellamento richiedono tempo e possono proseguire nelle settimane e nei mesi successivi. È uno degli aspetti che considero importanti da spiegare mel corso della visita medica, perché evita di interpretare questi trattamenti come una sorta di “lifting istantaneo”. La radiofrequenza lavora attraverso una risposta biologica, e la risposta biologica ha i suoi tempi. Gli studi istologici disponibili mostrano proprio modificazioni del collagene anche nei mesi successivi alla seduta.

Quando un trattamento non invasivo non basta

Non ogni lassità può essere corretta con una tecnologia energy-based. Quando l’eccesso cutaneo è importante, quando il cedimento è molto avanzato o quando il problema dominante riguarda strutture che non possono essere sufficientemente modificate con un trattamento non invasivo, bisogna valutare altre strategie. Lo stesso vale quando ciò che appare come “cedimento” dipende soprattutto da perdita di volume o adiposità. In questi casi insistere sulla radiofrequenza soltanto perché disponibile significherebbe partire dallo strumento anziché dal problema. La medicina estetica dovrebbe fare esattamente il contrario: scegliere una tecnologia soltanto quando esiste un’indicazione reale per utilizzarla.

Bibliografia

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