
NAD⁺ e skin longevity: ruolo nell'invecchiamento cutaneo
NAD⁺, mitocondri, sirtuine e riparazione del DNA: cosa sappiamo davvero sul loro ruolo nella skin longevity e quali evidenze esistono nell'uomo.
Quando parliamo di invecchiamento cutaneo tendiamo a pensare soprattutto a ciò che vediamo: rughe, perdita di elasticità, minore luminosità, alterazioni della texture, riduzione del tono. È una lettura corretta, ma incompleta. Prima che questi cambiamenti diventino evidenti sulla superficie, nella pelle stanno già modificandosi processi molto più profondi: la capacità delle cellule di produrre energia, rispondere allo stress, riparare il DNA, mantenere efficienti i mitocondri e preservare l'equilibrio della matrice extracellulare. È proprio in questo spazio, tra metabolismo cellulare e invecchiamento del tessuto, che negli ultimi anni il NAD⁺ è diventato uno dei protagonisti della ricerca sulla longevity.
Il nome completo è nicotinamide adenine dinucleotide, nicotinammide adenina dinucleotide. Descriverlo semplicemente come una “molecola anti-aging”, però, sarebbe scientificamente scorretto. Il NAD⁺ è prima di tutto un coenzima indispensabile per la fisiologia cellulare, coinvolto nelle reazioni che permettono di trasformare i nutrienti in energia e utilizzato come substrato da sistemi implicati nella risposta allo stress, nella riparazione del DNA e nella regolazione metabolica. La vera domanda, quindi, non è se il NAD⁺ “ringiovanisca” la pelle, ma quanto il metabolismo del NAD⁺ partecipi alla capacità della pelle di mantenere nel tempo la propria funzione biologica.
È una distinzione importante anche per la medicina estetica, perché parlare di skin longevity significa spostare progressivamente l'attenzione dalla sola correzione del segno visibile alla comprensione dei meccanismi che determinano la qualità e la resilienza del tessuto.
Il NAD⁺ non è una sostanza “della giovinezza”: è parte del metabolismo della cellula
Ogni cellula ha bisogno di energia per mantenere le proprie funzioni. I fibroblasti devono produrre e organizzare componenti della matrice extracellulare, i cheratinociti devono contribuire al rinnovamento e alla barriera cutanea, le cellule devono rispondere continuamente agli stimoli ambientali e riparare i danni prodotti da radiazioni ultraviolette, stress ossidativo e infiammazione.
Il NAD⁺ partecipa direttamente alle reazioni di ossidoriduzione attraverso le quali la cellula produce energia. È quindi strettamente collegato alla funzione mitocondriale, ma il suo ruolo non termina qui. Viene consumato anche da enzimi come le sirtuine, le PARP – poly(ADP-ribose) polymerases – e CD38, sistemi coinvolti, con funzioni differenti, nella regolazione metabolica, nella risposta al danno del DNA, nell'infiammazione e nell'omeostasi cellulare.
Questo spiega perché l'interesse scientifico verso il NAD⁺ sia cresciuto all'interno della geroscienza. Se una cellula dispone di un metabolismo meno efficiente, accumula danno e perde progressivamente capacità di risposta, la conseguenza non riguarda soltanto la quantità di energia prodotta. Può cambiare il modo in cui quella cellula affronta lo stress e mantiene la propria funzione.
Bisogna però evitare una semplificazione diventata molto comune nel mondo della longevity: “con l'età il NAD⁺ diminuisce, quindi basta aumentarlo per contrastare l'invecchiamento”. La relazione è molto più complessa. Una importante review pubblicata nel 2025 su Nature Metabolism sottolinea infatti che, pur essendoci solide basi precliniche per collegare metabolismo del NAD⁺ e aging, le informazioni disponibili sull'andamento del NAD⁺ nei diversi tessuti umani sono ancora relativamente limitate e non consentono di trasferire automaticamente all'uomo ciò che osserviamo nei modelli animali. Ed è esattamente qui che deve iniziare una divulgazione medica seria.
Pelle, mitocondri e riparazione del DNA: perché il NAD⁺ è interessante per la skin longevity
La pelle vive costantemente esposta all'ambiente. Radiazione ultravioletta, inquinamento, stress ossidativo e altri elementi dell'exposome generano una pressione biologica continua. Per rispondere a questi stimoli servono sistemi di difesa, produzione energetica e capacità di riparazione efficienti.
Il rapporto tra NAD⁺ e cute è studiato da tempo. In modelli cellulari, una ridotta disponibilità dei precursori della vitamina B3 e conseguentemente del metabolismo NAD-dipendente può compromettere la capacità dei cheratinociti di rispondere al fotodanno e alterare sistemi come PARP e sirtuine. L'esposizione cronica allo stress ossidativo può inoltre influenzare bioenergetica, mitocondri e pool di NAD⁺.
Questo rende il tema particolarmente interessante dal punto di vista della skin longevity.
Un fibroblasto giovane non è importante soltanto perché produce collagene. È importante perché mantiene un programma biologico in grado di rispondere agli stimoli, contribuire alla matrice extracellulare, partecipare ai processi riparativi e comunicare correttamente con le altre cellule del tessuto. Quando il fibroblasto entra in senescenza, questo equilibrio può modificarsi: diminuisce la capacità proliferativa, cambia la funzione della matrice e può comparire un fenotipo secretorio pro-infiammatorio che contribuisce all'alterazione dell'ambiente tissutale. La senescenza dei fibroblasti è oggi considerata uno dei nodi rilevanti dell'invecchiamento cutaneo.
Il metabolismo del NAD⁺ si inserisce in questa rete perché interagisce contemporaneamente con funzione mitocondriale, metabolismo energetico, sistemi di riparazione e vie di risposta allo stress. Non significa che il NAD⁺ sia “la causa” dell'invecchiamento cutaneo, né che correggerne i livelli possa da solo invertire il processo. Significa che rappresenta uno dei punti di connessione fra energia cellulare e mantenimento della funzione del tessuto. È una prospettiva molto diversa dal considerare l'invecchiamento semplicemente come una progressiva perdita di collagene.
NAD⁺, sirtuine e PARP: quando energia e riparazione utilizzano la stessa risorsa
Uno degli aspetti più affascinanti della biologia del NAD⁺ è che una stessa molecola partecipa a processi apparentemente molto diversi. Le sirtuine sono enzimi NAD-dipendenti coinvolti nella regolazione di metabolismo, stress cellulare e funzione mitocondriale. Le PARP utilizzano invece NAD⁺ durante la risposta al danno del DNA. CD38 partecipa al metabolismo del NAD⁺ ed è stato studiato anche in relazione ai cambiamenti metabolici e infiammatori associati all'età.
Questo porta a una considerazione interessante: una cellula che deve affrontare continuamente danno, infiammazione e stress metabolico deve contemporaneamente produrre energia e finanziare biologicamente i sistemi che cercano di mantenere l'omeostasi.
Non è difficile comprendere perché questa relazione sia importante in un organo come la pelle, sottoposto ogni giorno a radiazione solare e fattori ambientali.
La skin longevity, da questo punto di vista, non consiste semplicemente nel mantenere più a lungo l'aspetto di una pelle giovane ma nel cercare di comprendere quali condizioni consentano alle cellule cutanee di conservare più a lungo una fisiologia efficiente, una buona capacità di risposta e una comunicazione tissutale equilibrata.
Cosa sappiamo davvero di NAD⁺, NMN e pelle
È qui che occorre separare con molta precisione ciò che è biologicamente interessante da ciò che è già clinicamente dimostrato. Uno studio pubblicato nel 2025 ha analizzato fibroblasti cutanei umani trattati con NMN, nicotinamide mononucleotide, uno dei precursori utilizzati dalle cellule per la biosintesi del NAD⁺. Nel modello sperimentale l'NMN ha aumentato il NAD⁺ cellulare ed è stato associato ad attivazione di vie legate a sirtuine e autofagia, migliore funzione mitocondriale, riduzione di alcuni marker di senescenza e cambiamenti nella matrice extracellulare.
Sono risultati interessanti. Ma sono risultati in vitro. Un fibroblasto coltivato in laboratorio non è una persona, e un cambiamento osservato in una coltura cellulare non dimostra che l'assunzione di NMN produca un ringiovanimento della cute nell'uomo. Lo stesso studio definisce infatti questi dati come una base per future ricerche traslazionali, non come prova di efficacia clinica.
Questa distinzione è essenziale perché oggi il linguaggio commerciale tende spesso a saltare direttamente dal pathway alla promessa: se una sostanza aumenta il NAD⁺ e il NAD⁺ è coinvolto nell'aging, allora quella sostanza diventa automaticamente “anti-aging”.
La medicina non funziona così. Dimostrare che una molecola interviene in un meccanismo dell'invecchiamento non equivale a dimostrare che la sua somministrazione rallenti l'invecchiamento nell'uomo.
Come influisce tutto questo nella medicina estetica
La domanda più interessante, a mio avviso, non è se domani utilizzeremo il NAD⁺ come trattamento estetico ma se la ricerca sul NAD⁺ ci stia aiutando a comprendere meglio che cosa significhi realmente far invecchiare bene un tessuto.
La medicina estetica tradizionale ha imparato a intervenire con grande precisione su volumi, lassità, muscolatura, qualità della superficie e strutture anatomiche. La nuova frontiera della skin longevity aggiunge un livello differente: comprendere come metabolismo cellulare, senescenza, infiammazione, funzione mitocondriale, riparazione del DNA ed exposome partecipino alla qualità biologica della pelle. Questo approccio trova una continuità naturale con un concetto a me molto caro, ossia il concetto di Graceful Aging, cioè accompagnare l'invecchiamento preservando armonia, autenticità ed espressività, e con un'attenzione alla qualità cutanea che va oltre il semplice riempimento di una ruga.
In questa prospettiva il NAD⁺ diventa interessante non perché promette una scorciatoia verso la giovinezza, ma perché ci costringe a formulare una domanda più ambiziosa: una pelle che appare più giovane è necessariamente anche una pelle biologicamente più efficiente? E, soprattutto, possiamo immaginare una medicina estetica che non intervenga soltanto sui segni lasciati dal tempo, ma impari progressivamente a proteggere i meccanismi che permettono al tessuto di funzionare bene nel tempo?
È probabilmente qui che la medicina estetica incontra davvero la longevity. Non nel tentativo di fermare l'età, ma nella possibilità di comprendere sempre meglio la biologia con cui ciascuno di noi la attraversa.
Bibliografia essenziale
Vinten KT, et al. NAD+ precursor supplementation in human ageing: clinical evidence and challenges. Nature Metabolism. 2025;7:1974-1990. doi:10.1038/s42255-025-01387-7.
Gallagher C, Emmanuel OO. NAD⁺ supplementation for anti-aging and wellness: A PRISMA-guided systematic review of preclinical and clinical evidence. Ageing Research Reviews. 2026;116:103057. doi:10.1016/j.arr.2026.103057.
Kang S, et al. Distinctive Gene Expression Profiles and Biological Responses of Skin Fibroblasts to Nicotinamide Mononucleotide: Implications for Longevity Effects on Skin. Biomedicines. 2025;13(10):2395. doi:10.3390/biomedicines13102395.
Boo YC. Mechanistic Basis and Clinical Evidence for the Applications of Nicotinamide (Niacinamide) to Control Skin Aging and Pigmentation. Antioxidants. 2021;10(8):1315. doi:10.3390/antiox10081315.
Massudi H, et al. The evolving role of the NAD+/nicotinamide metabolome in skin homeostasis, cellular bioenergetics, and aging. Mech Ageing Dev. 2014.
Nan L, et al. Recent advances in dermal fibroblast senescence and skin aging: unraveling mechanisms and pioneering therapeutic strategies. Front Pharmacol. 2025.

