
Lifting non chirurgico: come agisce Ultherapy PRIME®
Quando il profilo mandibolare perde definizione, la regione sotto il mento appare meno compatta e i tessuti del volto iniziano a scendere, il problema viene spesso descritto con un’espressione molto semplice: “La pelle sta cedendo”.
In realtà, ciò che osserviamo non dipende mai soltanto dalla pelle. Il volto è una struttura tridimensionale composta da cute, tessuto adiposo, setti fibrosi, legamenti, muscoli e piani fasciali che si modificano insieme. Il passare del tempo cambia la qualità del collagene, riduce l’elasticità dei tessuti, modifica la distribuzione dei volumi e indebolisce progressivamente alcuni sistemi di sostegno. Per questo una crema, un filler o un trattamento superficiale non possono rispondere nello stesso modo a tutte le forme di lassità.
È in questo contesto che si parla sempre più spesso di SMAS e di lifting non chirurgico. Ma il termine richiede precisione.
Ultherapy PRIME® utilizza ultrasuoni microfocalizzati con visualizzazione in tempo reale per depositare energia a profondità selezionate, comprese quelle che, in determinate aree del volto, possono corrispondere al sistema muscolo-aponeurotico superficiale. Non esegue però un lifting chirurgico dello SMAS, non scolla i tessuti, non recide la cute in eccesso e non riposiziona anatomicamente i piani del volto. La sua azione è diversa: genera punti termici controllati all’interno dei tessuti per attivare una risposta di contrazione e rimodellamento del collagene. Il risultato, quando l’indicazione è corretta, è un miglioramento progressivo della compattezza e della lassità, non una trasformazione immediata né l’equivalente di un intervento chirurgico.
Comprendere questa distinzione è il primo passo per valutare Ultherapy PRIME® con serietà, senza ridurlo a uno slogan commerciale e senza aspettarsi ciò che una procedura non invasiva non può offrire.
Che cos’è lo SMAS?
SMAS è l’acronimo di Superficial Musculo-Aponeurotic System, cioè sistema muscolo-aponeurotico superficiale. Si tratta di una rete fibromuscolare e connettivale posta al di sotto del tessuto sottocutaneo, in continuità con i muscoli mimici e, nel terzo inferiore del volto, con il platysma del collo.
Per immaginarlo possiamo pensare a una tela di sostegno situata sotto i compartimenti adiposi superficiali. Questa tela non è identica in ogni area: cambia spessore, posizione e rapporto con le strutture vicine. Nella regione temporale, nella guancia, lungo la mandibola e nel collo assume caratteristiche anatomiche differenti.
Lo SMAS è particolarmente importante nella chirurgia facciale perché il chirurgo può mobilizzarlo, tensionarlo o riposizionarlo per ottenere un sollevamento più strutturale dei tessuti. È proprio questo intervento diretto sui piani fasciali a distinguere il lifting chirurgico da qualsiasi procedura non invasiva.
Dire che un dispositivo “raggiunge lo SMAS” non significa quindi che esegua lo stesso lavoro della chirurgia. Significa che l’energia può essere focalizzata a una profondità compatibile con quel piano anatomico, provocando una risposta termica senza incidere la superficie cutanea.
È una differenza sostanziale, non soltanto terminologica.
Perché la lassità non è un problema esclusivamente cutaneo
La pelle è certamente coinvolta nel processo di invecchiamento. Con il tempo diminuiscono la qualità e l’organizzazione del collagene, cambiano le fibre elastiche, si riduce la capacità di trattenere acqua e rallenta la risposta riparativa.
Ma sotto la pelle accadono altre trasformazioni. I compartimenti adiposi possono perdere volume in alcune zone e accumularlo o spostarsi in altre. I legamenti di sostegno diventano meno efficaci nel mantenere i tessuti nella loro posizione. La struttura ossea si modifica gradualmente e il rapporto tra mandibola, mento, guancia e regione perioculare cambia. Anche la mimica e il tono muscolare partecipano all’evoluzione del volto.
Per questo un solco non è sempre semplicemente “vuoto” e una mandibola meno definita non richiede automaticamente l’aggiunta di filler. In alcuni pazienti il problema dominante è la perdita di supporto; in altri è la lassità; in altri ancora prevalgono fotodanno, alterazione della qualità cutanea o modificazioni dei volumi.
La diagnosi deve precedere la scelta della tecnologia. Ultherapy PRIME® può avere senso quando esiste una lassità lieve o moderata e quando il tessuto conserva una capacità biologica sufficiente per rispondere allo stimolo. Non è invece la risposta universale a ogni segno dell’invecchiamento e non sostituisce la chirurgia nei casi di ridondanza cutanea importante o cedimento avanzato.
Ultrasuoni microfocalizzati: come può l’energia raggiungere la profondità senza danneggiare la superficie?
Il principio fisico può essere compreso attraverso un’immagine semplice: una lente concentra la luce in un punto preciso, mentre ciò che si trova prima e dopo quel punto riceve un’energia molto meno intensa.
Gli ultrasuoni microfocalizzati funzionano secondo una logica simile. Le onde acustiche attraversano gli strati superficiali e convergono in piccoli punti prestabiliti, nei quali l’energia genera un rapido aumento della temperatura. Si formano così microzone discrete di coagulazione termica, separate da tessuto non trattato.
Non si riscalda quindi in modo uniforme tutta la superficie del volto. Si crea piuttosto una sequenza ordinata di punti termici a profondità definite.
Ultherapy PRIME® dispone di trasduttori progettati per lavorare a 1,5, 3 e 4,5 millimetri. Il livello più superficiale interessa strutture cutanee, quello intermedio il derma profondo e il tessuto sottocutaneo, mentre la profondità di 4,5 millimetri può intercettare, in aree anatomiche selezionate, il piano fibromuscolare profondo.
Questo non significa che lo SMAS si trovi sempre esattamente a 4,5 millimetri. L’anatomia varia tra regioni del volto e tra persone diverse. È proprio qui che la visualizzazione ecografica assume un ruolo decisivo.
La visualizzazione non è un dettaglio tecnico
La sigla corretta utilizzata per descrivere la tecnologia è MFU-V: Microfocused Ultrasound with Visualization, ultrasuoni microfocalizzati con visualizzazione.
La visualizzazione permette al medico di osservare in tempo reale gli strati dermici e sottodermici, verificare il contatto del trasduttore e comprendere a quale profondità verrà depositata l’energia. Il sistema consente di visualizzare tessuti fino a circa 8 millimetri sotto la superficie. Questo aspetto è importante perché il volto non è una superficie uniforme. Lo spessore del tessuto varia tra fronte, tempia, guancia, mandibola e collo. Anche la posizione dell’osso, dei compartimenti adiposi e delle strutture da evitare cambia da un punto all’altro.
Trattare senza considerare queste differenze significa affidarsi a una mappa teorica. Visualizzare significa invece adattare il piano alla reale anatomia della persona.
La tecnologia, però, non sostituisce la competenza. Un’immagine ecografica è utile soltanto se viene letta correttamente e inserita in una conoscenza precisa dell’anatomia facciale. Il dispositivo mostra i tessuti; spetta al medico interpretarli, scegliere il trasduttore, costruire le linee di trattamento e riconoscere le aree nelle quali non depositare energia.
Che cosa accade nei punti di coagulazione termica?
Nel punto focale la temperatura raggiunge livelli sufficienti a determinare una denaturazione controllata del collagene. Le microzone termiche rimangono circoscritte e non richiedono l’asportazione della superficie cutanea.
La risposta biologica può essere descritta in più fasi. Inizialmente si verifica una contrazione delle fibre collagene sottoposte allo stimolo termico. Segue una fase infiammatoria controllata, che richiama cellule coinvolte nella riparazione. Successivamente i fibroblasti partecipano alla sintesi e all’organizzazione di nuove componenti della matrice extracellulare.
Nel corso delle settimane e dei mesi, il collagene viene rimodellato e maturato. Studi istologici recenti hanno osservato anche segnali compatibili con neoelastogenesi, cioè formazione di nuove componenti elastiche.
Il termine “infiammazione” non va interpretato automaticamente come qualcosa di negativo. In questo contesto descrive una risposta riparativa locale e programmata. La differenza tra uno stimolo terapeutico e un danno incontrollato dipende dalla precisione della dose, dalla profondità, dalla tecnica e dalla corretta selezione del paziente.
Ultherapy PRIME® non “produce collagene” come se lo inserisse dall’esterno. Crea le condizioni biologiche affinché il tessuto avvii un processo di rimodellamento.
Ultherapy PRIME® e lifting chirurgico: perché non sono alternative equivalenti
La parola “lifting” viene utilizzata in medicina estetica con significati molto diversi. Nel lifting chirurgico il chirurgo accede direttamente ai tessuti, mobilita i piani profondi, può intervenire sullo SMAS, ridistribuire i volumi ed eliminare la cute in eccesso. Il cambiamento anatomico è più importante, ma comporta incisioni, anestesia, tempi di recupero e rischi propri della chirurgia.
Ultherapy PRIME® non mobilita né riposiziona fisicamente lo SMAS. Non rimuove cute e non modifica in modo chirurgico l’architettura del volto. Genera uno stimolo termico in piani selezionati, con l’obiettivo di ottenere una contrazione e un rimodellamento progressivi.
Il confronto corretto non è quindi stabilire quale delle due procedure sia “migliore”. Bisogna capire quale risultato serva al paziente.
Una persona con lassità iniziale, desiderio di naturalezza e indicazione non chirurgica può trovare negli ultrasuoni microfocalizzati uno strumento coerente. Un paziente con cedimento marcato, importante eccesso cutaneo o aspettativa di trasformazione strutturale potrebbe invece non ottenere un beneficio adeguato da una procedura non invasiva.
Presentare Ultherapy come un lifting chirurgico senza bisturi crea aspettative scorrette. Definirlo un trattamento non invasivo di lifting e tightening progressivo è più preciso.
Quali zone possono essere trattate?
Le indicazioni statunitensi autorizzate comprendono il sollevamento del sopracciglio, il trattamento della lassità dei tessuti sotto il mento e del collo e il miglioramento di linee e rughe del décolleté. Le indicazioni regolatorie possono variare in base al Paese.
Nella pratica clinica, le richieste più frequenti riguardano il profilo mandibolare, la regione sottomentoniera, il collo e il terzo inferiore del volto. Anche in questo caso non si tratta di “disegnare” una mandibola nuova, ma di valutare quanto la perdita di definizione dipenda realmente dalla lassità.
Se il problema principale è un accumulo adiposo importante, una conformazione mandibolare poco proiettata o una ridondanza cutanea avanzata, lo stimolo sul collagene potrebbe non essere sufficiente. La stessa area può richiedere strategie diverse in pazienti apparentemente simili.
Il trattamento deve seguire l’anatomia, non il nome della zona.
Un trattamento personalizzato non significa semplicemente aumentare le linee
La personalizzazione non consiste nel fare più passaggi o nell’utilizzare sempre la massima energia tollerabile.
Significa decidere dove trattare, a quale profondità, con quale direzione e densità, quali aree evitare e quale risultato cercare. Significa osservare lo spessore dei tessuti e adattare la strategia all’anatomia reale.
Uno studio randomizzato recente ha confrontato un protocollo standard con un approccio personalizzato orientato alla struttura anatomica, includendo SMAS e setti fibrosi. Il dato più interessante non è l’idea che esista una mappa perfetta valida per tutti, ma il valore della pianificazione anatomica.
Il volto non è simmetrico, uniforme né identico tra persone diverse. Per questo un trattamento eseguito secondo uno schema rigido può perdere precisione.
La tecnologia mette a disposizione energia e visualizzazione. La medicina deve trasformarle in una decisione appropriata.
Il risultato naturale dipende anche da ciò che non viene trattato
In medicina estetica la qualità non si misura soltanto da ciò che viene fatto. Si misura anche dalla capacità di non intervenire nelle aree che non ne hanno bisogno.
Un volto naturale conserva transizioni, movimento, espressività e differenze individuali. Trattare indiscriminatamente ogni centimetro non garantisce un risultato migliore. Può aumentare disagio, costo biologico e rischio senza aggiungere un beneficio reale.
Ultherapy PRIME® non dovrebbe essere utilizzato per inseguire l’idea di un volto completamente immobile, teso o privo di ogni segno. Il suo ruolo è sostenere determinate strutture quando esiste una perdita di compattezza compatibile con il meccanismo del trattamento.
La naturalità nasce dalla proporzione tra stimolo e bisogno.
La scienza non elimina la necessità del giudizio clinico
Ultherapy PRIME® possiede un razionale fisico e biologico documentato. Gli ultrasuoni possono creare microzone termiche a profondità selezionate, la visualizzazione consente di osservare i piani sottostanti e gli studi clinici mostrano miglioramenti della lassità in una parte consistente dei pazienti trattati.
Questo non significa che il risultato sia garantito, identico per tutti o sempre sufficiente.
Molti studi disponibili presentano campioni limitati, protocolli differenti e misure estetiche in parte dipendenti dalla valutazione fotografica. Le revisioni sistematiche evidenziano risultati favorevoli soprattutto nella lassità lieve o moderata, ma richiamano anche la necessità di dati più omogenei e di valutazioni oggettive a lungo termine.
La medicina scientifica non consiste nel negare ciò che funziona né nel trasformare dati promettenti in certezze assolute. Consiste nel comprendere la qualità delle prove e comunicarne correttamente potenzialità e limiti.
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