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Inflammaging: implicazioni cliniche sulla qualità dei tessuti

L’inflammaging rappresenta oggi uno dei concetti cardine della geroscienza clinica. Con questo termine si descrive uno stato di infiammazione cronica, sterile e di basso grado che si sviluppa progressivamente con l’età e che contribuisce in modo determinante al declino funzionale dei tessuti.
A differenza dell’infiammazione acuta, l’inflammaging non è finalizzato alla riparazione ma è persistente, scarsamente risolutiva e profondamente disorganizzante per l’omeostasi tissutale.

Dal punto di vista clinico, l’inflammaging non è un fenomeno accessorio dell’invecchiamento, ma uno dei principali determinanti della qualità dei tessuti in quanto in grado di influenzare capacità rigenerativa, integrità strutturale e risposta agli stimoli terapeutici.

Infiammazione cronica e perdita dell’omeostasi tissutale

Con l’avanzare dell’età si osserva un incremento costante dei mediatori pro-infiammatori circolanti, in particolare interleuchina-6, fattore di necrosi tumorale alfa e interleuchina-1 beta. Questa attivazione cronica del sistema immunitario innato non è bilanciata da una risoluzione efficace del processo infiammatorio, ma si accompagna a un tentativo compensatorio anti-infiammatorio che risulta incompleto e disfunzionale.

Il risultato è una perturbazione stabile dell’omeostasi tissutale, caratterizzata da:

  • riduzione della capacità rigenerativa,

  • aumento della senescenza cellulare,

  • degradazione progressiva della matrice extracellulare,

  • alterazione del microambiente stromale.

Nei tessuti periferici, questo stato favorisce una perdita di resilienza meccanica e biologica, predisponendo a fenomeni degenerativi e a una risposta sempre meno efficace agli stimoli riparativi.

Impatto sulla matrice extracellulare e sull’integrità strutturale

Uno degli effetti clinicamente più rilevanti dell’inflammaging riguarda la matrice extracellulare, che subisce una rimodulazione costante sotto l’azione dei mediatori infiammatori. L’attivazione cronica di metalloproteasi e la contemporanea riduzione dei meccanismi di sintesi ordinata del collagene portano a una matrice meno organizzata, più rigida o, al contrario, strutturalmente indebolita.

Questo processo contribuisce a:

  • perdita di elasticità,

  • aumento della fibrosi disfunzionale,

  • riduzione della capacità di trasmissione dei segnali meccano-biologici,

  • compromissione della comunicazione cellula-matrice.

Clinicamente, tali alterazioni si manifestano come fragilità tissutale, perdita di tono, ridotta capacità di adattamento allo stress e maggiore suscettibilità al danno.

Invecchiamento delle cellule staminali e declino rigenerativo

L’inflammaging esercita un impatto diretto anche sulle cellule staminali e progenitrici, accelerandone l’esaurimento funzionale. L’esposizione cronica a mediatori infiammatori altera i segnali che regolano quiescenza, auto-rinnovamento e differenziazione, portando a una progressiva riduzione del potenziale rigenerativo dei tessuti.

Questo fenomeno è particolarmente rilevante in contesti clinici caratterizzati da:

  • rallentamento della guarigione delle ferite,

  • scarsa risposta ai trattamenti rigenerativi,

  • aumento del rischio di degenerazione tissutale.

In parallelo, l’ambiente infiammatorio cronico favorisce alterazioni clonali nelle cellule ematopoietiche e progenitrici, creando un terreno biologico favorevole a trasformazioni pre-neoplastiche, soprattutto nei tessuti sottoposti a elevato turnover.

Immunosoppressione compensatoria e paradosso degenerativo

Un aspetto spesso sottovalutato dell’inflammaging è la comparsa di una risposta immunosoppressiva compensatoria, caratterizzata dall’aumento di popolazioni regolatorie e di mediatori anti-infiammatori come il fattore di crescita trasformante beta. Questo tentativo di contenere il danno infiammatorio cronico, se protratto, si traduce paradossalmente in una ridotta capacità di difesa e in un ulteriore peggioramento della qualità tissutale.

Il risultato è un ambiente biologico in cui l’infiammazione non si risolve, la riparazione è inefficiente, la fibrosi e l’atrofia avanzano lentamente ma in modo continuo.

Questo equilibrio instabile contribuisce in modo significativo a condizioni cliniche come fragilità, sarcopenia, artrosi degenerativa e ridotta capacità di recupero funzionale.

Specificità d’organo dell’inflammaging

È importante sottolineare che l’inflammaging non si manifesta in modo uniforme nei diversi tessuti. Studi sperimentali e clinici mostrano come ogni organo sviluppi un proprio microambiente infiammatorio, guidato da mediatori immunomodulatori specifici e da differenti capacità di risoluzione.

Alcuni tessuti presentano una marcata predominanza di segnali pro-infiammatori con scarsa risoluzione, altri invece mostrano una risposta compensatoria più efficace, almeno nelle fasi iniziali dell’invecchiamento. Questa eterogeneità spiega la diversa vulnerabilità dei tessuti ai processi degenerativi e la variabilità della risposta clinica agli interventi terapeutici.

Per il medico, riconoscere questa specificità è fondamentale per evitare approcci standardizzati e orientare le strategie di intervento sulla base del contesto biologico del tessuto.

Implicazioni cliniche e prospettive terapeutiche

Dal punto di vista clinico, l’inflammaging impone un cambio di prospettiva sostanziale. La qualità tissutale non può più essere interpretata esclusivamente come un dato strutturale, ma va letta come l’espressione di uno stato infiammatorio cronico sottostante, capace di condizionare in modo profondo il comportamento biologico del tessuto. Questa consapevolezza incide direttamente sulle scelte del medico, dalla corretta selezione dei pazienti alla capacità di prevedere la risposta ai trattamenti, fino alla gestione dei tempi di recupero e alla prevenzione del fallimento terapeutico. Intervenire sull’inflammaging, infatti, non significa sopprimere indiscriminatamente l’infiammazione, ma ristabilire un equilibrio funzionale tra i processi di attivazione e quelli di risoluzione, preservando i meccanismi di difesa e favorendo quelli di riparazione tissutale.

Per il medico, comprendere l’inflammaging significa andare oltre la lettura superficiale dell’invecchiamento e riconoscere che la qualità tissutale è il risultato di un equilibrio biologico fragile, modulabile ma non eludibile. È in questa comprensione che si colloca la base razionale per una medicina orientata non solo al risultato immediato, ma alla preservazione funzionale dei tessuti nel tempo.

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