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Chirurgo e Medico Estetico

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Filler del solco lacrimale: quando può migliorare lo sguardo e quando è meglio valutare altre strategie

“Ho le occhiaie: posso fare il filler?”: questa è una delle domande che mi viene rivolta più di frequente ma la risposta non può essere automaticamente sì. Questo perché, come di consueto, la medicina estetica è più complicata di quanto si possa immaginare scrollando sul proprio smartphone. Nel caso specifico, con la parola occhiaie descriviamo spesso condizioni molto diverse tra loro: una vera depressione del solco lacrimale, una pigmentazione più scura della pelle, una componente vascolare, una borsa, un edema, una lassità cutanea oppure la combinazione di più elementi.

Il filler del solco lacrimale può dare risultati molto naturali quando il problema è realmente strutturale e il paziente presenta le caratteristiche anatomiche adatte, ma la regione perioculare è anche una delle aree nelle quali la corretta selezione del paziente conta più del desiderio di eseguire il trattamento. La letteratura scientifica insiste proprio su questo punto: anatomia, qualità dei tessuti, presenza di edema o borse, supporto del terzo medio e caratteristiche della palpebra inferiore devono essere valutati prima di decidere se utilizzare acido ialuronico. In altre parole, non tutte le occhiaie hanno bisogno di filler. E non tutti i solchi lacrimali devono essere riempiti.

Cos’è davvero il solco lacrimale?

Il solco lacrimale, o tear trough, è la depressione che si sviluppa nella regione compresa tra la palpebra inferiore e la parte superiore della guancia, più evidente nella porzione mediale sotto l’occhio. La sua presenza può dipendere dall’anatomia individuale e quindi essere visibile anche in persone giovani, oppure accentuarsi progressivamente con il tempo per modificazioni dei tessuti molli, del supporto osseo e dei compartimenti adiposi del volto.

Quando questa depressione diventa marcata, la luce crea un’ombra sotto l’occhio. Il paziente la percepisce spesso come “occhiaia scura”, anche se il colore della pelle può essere perfettamente normale. È un dettaglio fondamentale, perché un’ombra generata dalla struttura e una pigmentazione cutanea possono apparire simili allo specchio ma richiedere trattamenti completamente differenti.

Per questo durante una visita non guardo soltanto quanto sia profondo il solco ma osservo la continuità tra palpebra e guancia, il supporto del terzo medio, la qualità della pelle, la presenza di borse o edema, il profilo orbitario e la distribuzione dei volumi. Lo sguardo è un sistema: trattarne un singolo punto senza leggere ciò che lo circonda può produrre un risultato tecnicamente corretto ma esteticamente sbagliato.

Quando il filler può migliorare davvero lo sguardo

Il filler a base di acido ialuronico trova la sua indicazione migliore quando esiste una depressione infraorbitaria reale, generalmente lieve o moderata, che crea una discontinuità visibile tra palpebra inferiore e guancia. In un paziente correttamente selezionato, ridurre questo “gradino” anatomico può attenuare l’ombra e rendere lo sguardo più riposato senza modificarne l’espressione.

Non stiamo quindi trattando il colore dell’occhiaia, ma il modo in cui la luce incontra i volumi del volto. È un concetto diverso dal semplice “riempire un vuoto”. L’obiettivo è ricreare una transizione più armoniosa tra palpebra e guancia, utilizzando quantità contenute di prodotto e rispettando un’area anatomica estremamente delicata.

Sul mio sito descrivo il trattamento proprio come una correzione mirata delle aree svuotate sotto gli occhi, con l’obiettivo di attenuare ombre e discontinuità senza stravolgere la fisionomia. Ma l’aspetto più importante viene prima della procedura: stabilire se quello che il paziente vede sia davvero un problema di volume.

Un’occhiaia scura non significa automaticamente solco lacrimale

Questa è probabilmente la distinzione più importante: le occhiaie possono avere una componente strutturale, ma possono dipendere anche da pigmentazione cutanea, trasparenza dei vasi sottostanti, qualità molto sottile della pelle oppure da più fattori contemporaneamente. Un recente framework clinico dedicato proprio alle ombre della palpebra inferiore sottolinea la necessità di valutare separatamente pigmentazione, qualità cutanea, terzo medio, struttura orbitale e solco lacrimale prima di scegliere la terapia.

Se il problema principale è pigmentario, aggiungere acido ialuronico non modifica il pigmento. Se prevale una componente vascolare, il filler non agisce direttamente sui vasi. Se la pelle è estremamente sottile o presenta importanti alterazioni qualitative, può essere necessario ragionare su trattamenti completamente differenti.

Questo è il motivo per cui trovo poco utile parlare genericamente di “filler per le occhiaie”. Il termine è semplice per il paziente, ma dal punto di vista medico può descrivere condizioni molto diverse.

Quando è meglio NON riempire il solco lacrimale

Ci sono pazienti nei quali il filler può non essere la prima scelta e altri nei quali può addirittura rendere più evidente ciò che si vorrebbe correggere.

Uno dei casi più importanti è la tendenza all’edema della palpebra inferiore o della regione malare. L’acido ialuronico possiede caratteristiche igroscopiche, cioè interagisce con l’acqua; in un’area già predisposta alla ritenzione di liquidi, un trattamento non correttamente indicato può contribuire a rendere il gonfiore più evidente. I documenti di consenso sul tear trough indicano infatti edema e ritenzione perioculare tra gli elementi che richiedono particolare cautela nella selezione del paziente.

La stessa prudenza vale in presenza di borse molto evidenti, lassità importante della palpebra inferiore o eccesso cutaneo. Nei quadri più pronunciati, la letteratura descrive come possano essere più appropriati approcci chirurgici o strategie differenti rispetto al semplice riempimento con acido ialuronico.

Anche una pigmentazione dominante, senza una vera depressione strutturale, rappresenta un esempio nel quale utilizzare più volume rischia di non risolvere la ragione per cui il paziente è arrivato in studio.

Il principio è semplice: se il problema non è un deficit di volume, aggiungere volume difficilmente sarà la soluzione migliore.

Borse e solco lacrimale possono convivere

La valutazione diventa ancora più interessante quando solco e borsa sono presenti contemporaneamente. Una protrusione della palpebra inferiore può creare un contrasto ancora maggiore con la depressione sottostante, facendo apparire il solco più profondo. In alcuni pazienti una correzione strategica dei volumi può migliorare la transizione tra le strutture; in altri, invece, aggiungere filler vicino a una borsa importante rischia di accentuare la sensazione di pesantezza.

È qui che diventa evidente la differenza tra trattare una fotografia e trattare un’anatomia.

Ne ho parlato anche nell’approfondimento dedicato a borse e occhiaie, perché le due condizioni vengono continuamente confuse pur avendo meccanismi differenti. Prima di scegliere filler, tecnologie o chirurgia bisogna capire se stiamo osservando una depressione, una protrusione oppure entrambe.

A volte il problema non è sotto l’occhio, ma nella guancia

Un altro errore frequente è concentrarsi immediatamente sul punto che appare più scuro.

La regione infraorbitaria è strettamente collegata al terzo medio del volto. La perdita o la particolare distribuzione dei volumi nella guancia può accentuare il solco e rendere più evidente la transizione palpebra-guancia. Non a caso, nel framework pubblicato nel 2024 sulla valutazione delle occhiaie, tutti gli specialisti coinvolti hanno riconosciuto l’importanza del volume della guancia nella gestione della depressione del tear trough.

Questo significa che in alcuni pazienti il risultato migliore può essere ottenuto senza iniettare direttamente il solco, ma lavorando sul supporto circostante. È un concetto che considero fondamentale nella medicina estetica contemporanea: non dobbiamo necessariamente trattare il punto in cui vediamo il problema, ma comprendere quale struttura lo sta generando.

Il volto non funziona per compartimenti indipendenti.

Perché il filler del solco lacrimale richiede particolare precisione

La regione perioculare è anatomically complessa e poco permissiva agli eccessi. La pelle è sottile, gli spazi sono limitati, la rete vascolare è importante e anche piccole irregolarità possono diventare visibili.

Per questo quantità, profondità, scelta dell’acido ialuronico e tecnica devono essere adattate al singolo paziente. La letteratura non identifica neppure una superiorità assoluta tra ago e cannula: una revisione sistematica non ha trovato differenze statisticamente significative sufficienti per dichiarare una delle due tecniche universalmente più sicura o più efficace. Ciò che rimane centrale è la conoscenza dell’anatomia e la capacità di adattare la procedura al caso concreto.

Anche l’eccesso di correzione deve essere evitato. In questa zona spesso meno è realmente di più, perché quantità troppo elevate o posizionamenti non adeguati possono produrre gonfiore, irregolarità o una transizione artificiale.

E se c’è già del filler nella zona?

È una situazione sempre più frequente. Alcuni pazienti arrivano dopo uno o più trattamenti precedenti lamentando gonfiore, irregolarità o un risultato che nel tempo è diventato meno naturale. Nella regione perioculare sono descritte anche complicanze tardive, che possono comparire a distanza dalla procedura.

In questi casi il primo passo non dovrebbe essere aggiungere automaticamente altro prodotto. Bisogna ricostruire la storia dei trattamenti, capire cosa sia stato utilizzato e valutare il tessuto attuale. Anche la letteratura recente ha iniziato a descrivere specificamente deformità statiche e dinamiche associate a precedenti filler del tear trough, sottolineando quanto la gestione debba essere basata sul tipo di alterazione presente.

Ancora una volta, prima viene la diagnosi.

Naturalezza significa anche sapere quando non intervenire

In medicina estetica siamo abituati a parlare di ciò che possiamo fare. Ritengo altrettanto importante spiegare ciò che, in determinate condizioni, non dovremmo fare.

Non consiglio un filler perché esiste una siringa adatta alla zona. Lo consiglio quando vedo un’indicazione anatomica alla quale quella procedura può realmente rispondere. Se prevalgono edema, borse marcate, pigmentazione, lassità importante o caratteristiche che rendono il rapporto beneficio-rischio poco favorevole, la strategia deve cambiare.

Questo è forse uno dei punti che distingue maggiormente la medicina estetica da una semplice esecuzione tecnica.

Il trattamento corretto non è quello che possiamo fare. È quello che ha senso fare.

Riferimenti bibliografici

Braz AV et al. Recommendations for the treatment of tear trough deformity with cross-linked hyaluronic acid filler. Journal of Cosmetic Dermatology.

Peng JH et al. The Efficacy and Safety of Hyaluronic Acid Injection in Tear Trough Deformity: A Systematic Review and Meta-analysis. 31 studi, 2.556 pazienti.

Swift A et al. Lower Eyelid Dark Circles (Tear Trough and Lid-Cheek Junction): A Stepwise Assessment Framework. Aesthetic Surgery Journal, 2024.

Trinh LN et al. Tear Trough Filler Techniques Utilizing Hyaluronic Acid: A Systematic Review. Plastic and Reconstructive Surgery.

Vasconcelos-Berg R et al. Best Practices for the Use of High-Frequency Ultrasound to Guide Aesthetic Filler Injections – Tear Troughs, 2024.

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