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Chirurgo e Medico Estetico

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SkinPen® e Microneedling: la nuova frontiera per migliorare la qualità della pelle

L’invecchiamento della pelle inizia prima di quanto pensiamo: il ruolo dell’esposoma nella Skin Longevity

L’invecchiamento della pelle non comincia quando compare la prima ruga.

Quando osserviamo allo specchio una perdita di elasticità, una texture diversa o un cambiamento nella compattezza, molti dei processi biologici che hanno portato a quel risultato sono già in corso da tempo. La pelle cambia progressivamente, spesso molto prima che questi cambiamenti diventino evidenti.

Questo è  un aspetto importante perché modifica il modo in cui possiamo ragionare sulla medicina estetica. Se guardiamo soltanto ciò che vediamo oggi, rischiamo di considerare l’invecchiamento come una successione di segni da correggere. Se invece osserviamo il processo nel tempo, la prospettiva diventa diversa: comprendere ciò che sta accadendo alla pelle e cercare, quando possibile, di preservarne qualità e funzione.

È da qui che nasce il concetto di Skin Longevity.

La pelle cambia prima che ce ne accorgiamo

Con il passare degli anni cambiano diversi elementi della struttura cutanea. La sintesi e il turnover del collagene si modificano, le fibre elastiche subiscono alterazioni e diminuisce progressivamente anche la capacità dei tessuti di mantenere alcune caratteristiche proprie della pelle giovane. La letteratura descrive nell'invecchiamento cutaneo una riduzione dell'attività dei fibroblasti, modificazioni del collagene e dell'elastina e un progressivo rimodellamento della matrice extracellulare. E questo processo, ovviamente, non avviene improvvisamente da un giorno all’altro.

Non esiste un momento preciso nel quale una pelle “diventa vecchia”, esiste piuttosto una trasformazione graduale, determinata dall'interazione tra l'invecchiamento biologico e tutto ciò a cui la pelle viene esposta nel corso della vita.

Per questo ciò che vediamo allo specchio rappresenta soltanto una parte della storia. Una ruga, una macchia o una perdita di elasticità sono manifestazioni visibili di processi iniziati spesso molto prima.

Collagene ed elastina: perché cambiano con il tempo

Quando parliamo di qualità della pelle, collagene ed elastina sono due termini inevitabili, ma è utile capire che cosa rappresentano realmente.

Il collagene contribuisce alla struttura e alla resistenza del derma. L'elastina è coinvolta nella capacità dei tessuti di deformarsi e ritornare alla propria configurazione.

Con l'età si modifica sia la produzione sia l'organizzazione di queste componenti. La sintesi del collagene tende a ridursi, mentre aumentano alcuni processi che ne favoriscono la degradazione; anche le fibre elastiche cambiano progressivamente struttura e qualità. Fattori esterni, in particolare la radiazione ultravioletta, possono accelerare questi fenomeni attraverso stress ossidativo e attivazione di enzimi che degradano la matrice extracellulare.

Questo significa che parlare genericamente di “stimolare il collagene” non racconta tutta la complessità dell'invecchiamento cutaneo. La qualità di una pelle dipende dal funzionamento complessivo del tessuto, non dalla quantità di una singola proteina.

Anche la capacità di rinnovarsi cambia

La pelle è un tessuto dinamico. Le sue cellule si rinnovano continuamente e mantengono un equilibrio tra produzione, riparazione e perdita. Con il passare del tempo anche questi meccanismi diventano meno efficienti. Possono cambiare il turnover cellulare, l'attività dei fibroblasti e la capacità di riparazione dei tessuti.

È questo uno dei motivi per cui preferisco parlare di vitalità della pelle piuttosto che concentrarmi soltanto sui singoli segni visibili dell'età. La domanda non è esclusivamente “quante rughe ci sono?”, ma quanto bene quella pelle riesce ancora a svolgere le proprie funzioni, a mantenere la barriera e a rispondere agli stimoli.

L'invecchiamento non dipende soltanto dagli anni

Esistono due grandi componenti dell'invecchiamento cutaneo. La prima è quella intrinseca, legata al normale scorrere del tempo e ai processi biologici dell'organismo; la seconda è quella estrinseca, cioè determinata dalle esposizioni e dalle abitudini che accompagnano la nostra vita. Nella realtà queste due componenti non viaggiano separatamente ma interagiscono continuamente.

Due persone della stessa età anagrafica possono infatti presentare caratteristiche cutanee molto diverse proprio perché la loro storia biologica e ambientale non è la stessa. Ed è qui che entra un concetto che negli ultimi anni sta diventando sempre più importante in dermatologia: l'esposoma.

Che cos'è l'esposoma della pelle

Con il termine exposome, o esposoma, si indica l'insieme delle esposizioni che accompagnano un individuo nel corso della vita e delle loro interazioni con l'organismo. Applicato alla pelle, significa considerare il risultato cumulativo di molte influenze differenti.

La definizione scientifica di skin aging exposome comprende fattori come radiazione solare, inquinamento atmosferico, fumo, alimentazione e altre esposizioni ambientali e comportamentali che possono contribuire al processo di invecchiamento cutaneo.

Il concetto è interessante proprio perché supera l'idea di cercare una singola causa. La pelle che osserviamo oggi porta con sé una storia.

E il sole è soltanto una parte della storia La radiazione solare è certamente uno dei fattori extrinseci più studiati nell'invecchiamento della pelle. L'esposizione cronica ai raggi ultravioletti può contribuire al photoaging attraverso danno ossidativo, alterazioni del DNA e modificazioni della matrice dermica.

Ma l'esposoma non si esaurisce nel sole. Anche l'inquinamento atmosferico è stato associato a manifestazioni dell'invecchiamento cutaneo. Le particelle e diversi contaminanti ambientali possono favorire stress ossidativo e infiammazione e interferire con la barriera cutanea e con la matrice extracellulare.

Poi ci sono il fumo, alcuni aspetti della nutrizione e altre esposizioni che possono sommarsi nel corso degli anni.

È proprio questa somma a rendere il concetto di esposoma particolarmente utile: l'invecchiamento della pelle non è il risultato di una sola variabile.

Anche ciò che facciamo ogni giorno lascia una traccia

Quando si parla di Skin Longevity, il rischio è concentrarsi immediatamente sui trattamenti. In realtà la storia della pelle viene scritta ogni giorno anche fuori dallo studio medico. Fotoprotezione, fumo, qualità del sonno, alimentazione, stress e ambiente sono tutti elementi che possono interagire con i meccanismi biologici dell'invecchiamento. Le ricerche sull'esposoma cutaneo sottolineano proprio l'importanza dell'interazione tra fattori ambientali e comportamentali nel determinare le traiettorie dell'invecchiamento.

Questo non significa naturalmente che una buona abitudine possa impedire alla pelle di invecchiare, significa però che una parte dei fattori che influenzano la qualità cutanea è modificabile. Ed è una distinzione importante.

La Skin Longevity nasce prima del trattamento

Se accettiamo che l'invecchiamento sia un processo progressivo e multifattoriale, cambia anche il modo di pensare alla medicina estetica.

Non si parte più necessariamente dalla domanda “Quale trattamento cancella questo segno?” ma la domanda diventa “Che cosa sta succedendo a questa pelle e che cosa ha senso fare per preservarne qualità e funzione nel tempo?” .Sono due modi molto diversi di affrontare lo stesso volto. Nel primo caso il punto di partenza è il difetto visibile, nel secondo è il tessuto. E proprio questa, a mio avviso, è una delle idee più interessanti alla base della Skin Longevity.

Preservare non significa trattare continuamente

C'è un equivoco che considero importante evitare. Se parliamo di prevenzione dell'invecchiamento, qualcuno potrebbe pensare che la conseguenza logica sia iniziare prima e fare più trattamenti. Non è necessariamente così. Preservare la qualità della pelle può significare innanzitutto proteggerla correttamente dal sole, curarne la barriera, correggere abitudini sfavorevoli e utilizzare trattamenti medici soltanto quando esiste un'indicazione.

In alcuni momenti intervenire può avere senso, in altri, la scelta corretta può essere non intervenire affatto. La Skin Longevity non dovrebbe trasformarsi in una corsa ad accumulare procedure. Al contrario, dovrebbe aiutarci a scegliere meglio.

Guardare la pelle oggi pensando anche a domani

Tradizionalmente la medicina estetica viene raccontata attraverso immagini “prima e dopo”. Sono fotografie utili, ma rappresentano due istanti.

La pelle, invece, vive nel tempo. Continuerà a cambiare anche dopo il trattamento, perché continueranno l'invecchiamento biologico e le esposizioni quotidiane. Per questo considero più interessante ragionare in termini di percorso: non soltanto chiedersi quale risultato possiamo ottenere nell'immediato, ma quale scelta sia coerente con la qualità della pelle negli anni successivi. Questa prospettiva richiede certamente meno spettacolarità, ma molta più attenzione alla biologia.

Invecchiare bene non significa non invecchiare

Il punto centrale è forse proprio questo: la Skin Longevity non promette di fermare l'invecchiamento. Semplicemente non potrebbe farlo. L'obiettivo è diverso: aiutare la pelle a mantenere il più a lungo possibile vitalità, equilibrio e qualità, tenendo conto sia dei processi biologici sia delle esposizioni accumulate nel corso della vita.

Quando comprendiamo che l'invecchiamento inizia molto prima dei primi segni visibili, anche il rapporto con la medicina estetica può diventare più maturo.

Non aspettare necessariamente che compaia qualcosa da cancellare, non trattare per paura del tempo ma conoscere la propria pelle, proteggerla, osservarne l'evoluzione e intervenire in maniera proporzionata quando realmente necessario.

È questo, per me, uno dei significati più concreti di Skin Longevity.

Bibliografia essenziale

Krutmann J, Bouloc A, Sore G, Bernard BA, Passeron T. The skin aging exposome. Journal of Dermatological Science. 2017;85(3):152-161. doi:10.1016/j.jdermsci.2016.09.015.

Passeron T, Krutmann J, Andersen ML, Katta R, Zouboulis CC. Clinical and biological impact of the exposome on the skin. Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology. 2020.

Parrado C, Mercado-Saenz S, Perez-Davo A, Gilaberte Y, Gonzalez S, Juarranz A. Environmental Stressors on Skin Aging. Mechanistic Insights. Frontiers in Pharmacology. 2019;10:759.

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