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Agorà 2026: realtà aumentata e analisi 3D del volto, vedere il cambiamento prima del trattamento

Al congresso Agorà 2026 ho presentato i risultati di una serie clinica su 120 pazienti dedicata all'utilizzo della realtà aumentata e della morfometria tridimensionale nella medicina estetica. Un approfondimento sul ruolo delle simulazioni digitali nella comunicazione medico-paziente, nella pianificazione dei trattamenti e nella valutazione oggettiva dei risultati.

Possiamo osservare in anticipo come potrebbe cambiare il nostro volto dopo un trattamento di medicina estetica? E possiamo misurare ciò che è realmente cambiato, andando oltre una semplice fotografia prima e dopo? Sono due domande che riguardano non soltanto le potenzialità delle nuove tecnologie, ma anche il rapporto tra medico e paziente, la gestione delle aspettative e il modo in cui valutiamo i risultati.

Ho dedicato a questi temi il terzo intervento scientifico che ho avuto il piacere di presentare ad Agorà 2026, a Milano, approfondendo le applicazioni della realtà aumentata e della morfometria 3D nella medicina estetica attraverso l'utilizzo di Arbrea® Labs e Arbrea Suite. È un argomento al quale attribuisco particolare importanza perché riguarda un aspetto fondamentale della nostra professione: la capacità di comunicare con chiarezza ciò che un trattamento può realisticamente ottenere.

Le innovazioni tecnologiche hanno ampliato gli strumenti di cui disponiamo per osservare il volto, studiarne le proporzioni e documentarne le modificazioni. Ma, prima ancora della precisione delle misurazioni, mi interessa il valore che queste informazioni possono assumere durante il colloquio con il paziente. Una persona che comprende meglio la propria anatomia, gli obiettivi del trattamento e i suoi limiti può partecipare in modo più consapevole alle decisioni che la riguardano.

È da questa considerazione che nasce il lavoro presentato al congresso, basato sull'osservazione prospettica di 120 pazienti consecutivi sottoposti a valutazione per trattamenti iniettivi e armonizzazione del volto.

La medicina estetica comincia prima del trattamento

Quando un paziente si rivolge a un medico estetico porta con sé un insieme di desideri, aspettative e percezioni personali. Talvolta desidera correggere un dettaglio molto preciso. In altri casi esprime un disagio più generale rispetto ai cambiamenti del volto, senza riuscire a individuare esattamente quali caratteristiche vorrebbe modificare.

Il nostro compito non consiste semplicemente nel proporre una procedura. Dobbiamo comprendere che cosa la persona stia cercando, valutare se esista un'indicazione appropriata e spiegare quali risultati siano realisticamente raggiungibili.

Questo passaggio richiede ascolto, osservazione e una comunicazione efficace.

Una delle principali difficoltà nasce proprio dalla distanza che può esistere tra l'immagine che il paziente immagina e il risultato che il medico considera plausibile. Termini come naturale, armonioso o riposato sono utilizzati frequentemente durante una visita, ma possono assumere significati differenti. La possibilità di visualizzare una proposta di cambiamento attraverso una simulazione tridimensionale può aiutare a rendere più concreto il dialogo.

Non per convincere una persona a sottoporsi a un trattamento, ma per permetterle di comprendere meglio ciò che si sta valutando.

Dalla fotografia tradizionale alla morfometria tridimensionale

La fotografia clinica continua a essere uno strumento importante nella medicina estetica. Permette di documentare le condizioni iniziali e di confrontare, nel tempo, alcune caratteristiche del volto.

Tuttavia, una fotografia bidimensionale presenta limiti inevitabili. L'illuminazione, la distanza dall'obiettivo, la posizione della testa e la prospettiva possono influenzare il modo in cui percepiamo i volumi e le proporzioni.

Anche due fotografie della stessa persona, realizzate in condizioni leggermente differenti, possono restituire impressioni visive non perfettamente sovrapponibili.

Le tecnologie tridimensionali introducono una possibilità ulteriore: analizzare la geometria della superficie del volto, ottenendo informazioni che una singola immagine piatta non è in grado di descrivere completamente. La morfometria 3D consente, in funzione delle caratteristiche del sistema utilizzato, di valutare parametri come distanze, proporzioni, angoli, simmetria e volumi.

Sono misurazioni che possono contribuire a documentare con maggiore precisione alcune modificazioni associate a un trattamento. È però importante sottolineare un aspetto: una misurazione digitale non è automaticamente esatta. Accuratezza, riproducibilità e affidabilità dipendono dalla tecnologia, dalle condizioni di acquisizione e dalle procedure utilizzate.

La letteratura scientifica ha analizzato questi aspetti per diversi sistemi tridimensionali. Una revisione pubblicata nel 2022 sull'International Journal of Environmental Research and Public Health ha esaminato la validazione dei sistemi VECTRA, evidenziandone l'utilità clinica e descrivendo anche possibili errori di acquisizione.

Queste evidenze aiutano a comprendere il potenziale della morfometria 3D, pur senza dimostrare automaticamente che ogni altro software possieda la stessa accuratezza.

Che cosa significa creare un digital twin del volto?

Uno dei concetti più interessanti associati a queste tecnologie è quello del digital twin, letteralmente gemello digitale.

In ambito medico-estetico, con questa espressione possiamo indicare una rappresentazione tridimensionale digitale del volto, costruita a partire dai dati acquisiti attraverso un sistema di imaging.

Non si tratta di una copia biologica completa della persona. Il modello rappresenta determinate caratteristiche geometriche della superficie e permette di osservarle, analizzarle e, attraverso specifiche funzionalità software, simulare alcune possibili modificazioni.

Nel lavoro che ho presentato ad Agorà abbiamo utilizzato dispositivi mobili, come iPad e iPhone, insieme al software Arbrea Suite, per creare rappresentazioni tridimensionali e simulazioni in realtà aumentata.

La possibilità di utilizzare strumenti mobili rende particolarmente interessante l'integrazione della tecnologia nella consulenza. Il valore, tuttavia, non risiede semplicemente nella facilità di acquisizione. Risiede soprattutto nella possibilità di trasformare una percezione soggettiva in un elemento di confronto condiviso.

Il paziente può osservare una rappresentazione delle modificazioni ipotizzate, mentre il medico può spiegare le ragioni anatomiche e cliniche alla base della proposta.

La simulazione diventa così una parte del colloquio, non il suo sostituto.

Realtà aumentata: vedere il possibile risultato non significa prevederlo con certezza

Questo è probabilmente il punto più delicato dell'intero argomento: una simulazione realistica può essere estremamente convincente. La possibilità di vedere sul proprio volto una modifica del profilo, una variazione dei volumi o un cambiamento delle proporzioni può generare la sensazione che quel risultato sia già definito. Ma un'immagine simulata non coincide con una previsione clinica certa. I tessuti biologici presentano caratteristiche differenti da persona a persona. Anatomia, qualità cutanea, elasticità, struttura dei compartimenti adiposi e risposta individuale possono influenzare l'esito di una procedura. Anche il tempo svolge un ruolo determinante.

Un trattamento volumetrico può produrre modificazioni visibili in tempi relativamente brevi, mentre le procedure che coinvolgono processi di rimodellamento dei tessuti richiedono spesso un'osservazione più lunga. Per questo motivo, la simulazione deve essere sempre presentata come una rappresentazione orientativa di un possibile risultato, non come una promessa.

Credo che questa distinzione costituisca una responsabilità essenziale per il medico. Più una tecnologia diventa convincente dal punto di vista visivo, maggiore deve essere la nostra attenzione nel comunicarne i limiti. L'obiettivo non è creare aspettative irrealistiche, ma contribuire a renderle più consapevoli.

Lo strumento digitale come parte della visita medica

Nel lavoro presentato ad Agorà ho voluto approfondire tre possibili funzioni della realtà aumentata e della morfometria tridimensionale.

La prima riguarda la comunicazione. Un modello 3D può aiutare a spiegare al paziente le proporzioni del volto e a rendere più comprensibili gli obiettivi della proposta terapeutica.

La seconda riguarda la simulazione e la pianificazione. Il software permette di rappresentare alcune modificazioni attese, facilitando il confronto tra le possibilità ipotizzate e le caratteristiche anatomiche individuali.

La terza riguarda la documentazione quantitativa. Attraverso acquisizioni prima e dopo il trattamento, è possibile confrontare i modelli tridimensionali e descrivere eventuali modificazioni geometriche.

Queste funzioni sono collegate, ma non devono essere confuse. Un software può essere molto efficace nel facilitare la comunicazione senza essere necessariamente in grado di prevedere con precisione un esito clinico. Allo stesso modo, la possibilità di misurare una variazione non dimostra, da sola, che il risultato sia esteticamente migliore o che il paziente ne sia soddisfatto. È proprio la combinazione di valutazione clinica, misurazioni e percezione individuale a rendere interessante questo approccio.

La serie clinica presentata ad Agorà 2026: 120 pazienti

Per esplorare l'utilità di questi strumenti nella pratica clinica ho condotto una serie clinica osservazionale prospettica su 120 pazienti consecutivi, valutati tra febbraio e giugno 2026 per trattamenti di medicina estetica iniettiva e armonizzazione del volto.

Durante il percorso di consulenza veniva generato un modello tridimensionale del volto e, attraverso Arbrea Suite, una simulazione digitale del cambiamento ipotizzato.

L'analisi comprendeva diversi parametri morfometrici: distanze, proporzioni, angoli, simmetria e volumi.

Al termine della visita, ai pazienti veniva sottoposto un questionario strutturato per raccogliere informazioni sulla qualità percepita della comunicazione.

In particolare, abbiamo considerato il livello di comprensione, il realismo percepito della simulazione, l'allineamento delle aspettative, la sicurezza soggettiva nella decisione e la soddisfazione rispetto al colloquio.

Abbiamo inoltre registrato la decisione di procedere o meno con il trattamento proposto.

Un'altra componente del lavoro riguardava il confronto morfometrico tridimensionale tra le acquisizioni precedenti e successive al trattamento.

Per i filler volumetrici, la documentazione poteva essere effettuata immediatamente, con le necessarie cautele interpretative legate agli effetti precoci della procedura.

Per trattamenti basati su differenti meccanismi, compresi quelli orientati al rimodellamento tissutale, erano previste valutazioni successive, fino a tre-sei mesi per i protocolli rigenerativi.

L'obiettivo era capire se la stessa tecnologia potesse essere utile non soltanto durante la consulenza, ma anche nella documentazione delle modificazioni osservate nel tempo.

I risultati: quanto la simulazione può migliorare la comunicazione?

I risultati raccolti nella serie clinica sono stati particolarmente interessanti.

Soddisfazione comunicativa media: 9,0/10. I pazienti hanno espresso un livello elevato di soddisfazione rispetto alla comunicazione durante la consulenza.

Comprensione percepita: 9,1/10. La valutazione soggettiva della comprensione del trattamento proposto è risultata elevata.

Aspettative percepite come allineate alla simulazione: 88%. Questa percentuale descrive la percezione dei pazienti sull'allineamento delle proprie aspettative, non una dimostrazione che il risultato clinico coincida nell'88% dei casi con quello simulato.

Sicurezza percepita nella decisione: 8,7/10. I pazienti hanno riportato un livello elevato di fiducia soggettiva nella decisione assunta dopo la consulenza.

Adesione al trattamento dopo la simulazione: 80%. Quattro pazienti su cinque hanno scelto di procedere con il trattamento proposto. È un dato che ritengo importante interpretare correttamente. Non significa che la tecnologia abbia determinato da sola questa decisione. In assenza di un gruppo di confronto che abbia ricevuto una consulenza senza simulazione, non possiamo stabilire quanto la scelta sia stata influenzata specificamente dal software.

Inoltre, un'elevata percentuale di adesione non rappresenta necessariamente un indicatore di migliore qualità dell'assistenza.

Una consulenza è efficace quando permette una decisione consapevole, anche quando il paziente sceglie di non sottoporsi al trattamento.

È questo, a mio avviso, il significato più importante da attribuire ai risultati sulla comunicazione.

Dal prima e dopo fotografico al confronto morfometrico 3D

Un'altra parte della presentazione ha riguardato la possibilità di utilizzare l'acquisizione tridimensionale per documentare le modificazioni successive ai trattamenti.

La fotografia prima e dopo è ampiamente utilizzata in medicina estetica, ma non sempre consente di descrivere con precisione cambiamenti geometrici limitati.

Un confronto morfometrico tridimensionale può introdurre informazioni supplementari.

Attraverso la sovrapposizione dei modelli digitali — una procedura generalmente definita overlay — è possibile analizzare le differenze tra le superfici acquisite in momenti diversi.

A seconda delle funzioni dello strumento, possono essere valutate variazioni di distanze, angoli, proporzioni e volumi.

Nel lavoro presentato ad Agorà, questa metodologia ci ha permesso di documentare quantitativamente modificazioni osservate prima e dopo i trattamenti.

Che cosa significa misurare una variazione del volto?

Consideriamo, per esempio, un trattamento finalizzato a modificare alcuni rapporti volumetrici.

L'osservazione clinica permette di valutarne l'armonia complessiva.

L'acquisizione tridimensionale può affiancare a questa valutazione una descrizione geometrica delle differenze rilevate.

La stessa logica può essere applicata, con tempi di osservazione differenti, a procedure che agiscono attraverso processi di rimodellamento tissutale.

Questo non significa che ogni modifica visibile nel modello sia necessariamente un effetto permanente del trattamento.

Nelle acquisizioni precoci, per esempio, devono essere considerati possibili effetti transitori come l'edema.

Inoltre, le variazioni osservate possono dipendere anche da differenze nell'espressione facciale, nella posizione del capo o nelle condizioni di acquisizione.

La morfometria tridimensionale contribuisce quindi a rendere la documentazione più strutturata, ma deve essere accompagnata da protocolli di acquisizione coerenti e da un'interpretazione clinica appropriata.

La simulazione coincide davvero con il risultato ottenuto?

È una domanda fondamentale. Nel nostro lavoro, il confronto tridimensionale ha permesso di documentare le variazioni geometriche e di esplorare il rapporto tra modificazioni attese e risultati ottenuti.

Tuttavia, nell'abstract presentato non sono riportati valori numerici di accuratezza predittiva, margini di errore o indici statistici di concordanza tra simulazione ed esito reale.

Per questo non sarebbe corretto affermare che la tecnologia abbia dimostrato una specifica percentuale di precisione nella previsione del risultato.

La possibilità di confrontare due modelli è una capacità di documentazione.

La dimostrazione dell'accuratezza predittiva richiede invece uno studio specifico, con misurazioni e criteri di validazione adeguati.

È una distinzione che considero centrale per un utilizzo scientificamente corretto di questi strumenti.

La tecnologia può contribuire a rendere la medicina estetica più oggettiva?

Credo che la risposta sia sì, purché si chiarisca che cosa intendiamo per oggettività.

La medicina estetica comprende una componente anatomica e funzionale che può essere osservata e, in parte, misurata.

Ma comprende anche una dimensione personale, legata alla percezione di sé, alle preferenze individuali e al significato attribuito al proprio aspetto.

Le misurazioni tridimensionali possono rendere più precisa la descrizione di alcune caratteristiche geometriche.

Non possono però sostituire la valutazione clinica né trasformare la bellezza in una semplice equazione.

Un volto non è una somma di distanze, angoli e volumi ideali.

L'armonia nasce dalla relazione tra caratteristiche differenti e dall'identità individuale.

Per questo considero particolarmente interessante la possibilità di utilizzare i dati tridimensionali non per avvicinare ogni paziente a uno standard estetico, ma per comprendere meglio la sua specifica anatomia.

La tecnologia dovrebbe aiutare il medico a osservare con maggiore attenzione e il paziente a comprendere con maggiore chiarezza.

Misurare di più ha senso soltanto se ci permette anche di decidere meglio.

Realtà aumentata e medicina estetica: quali sono i limiti?

L'entusiasmo nei confronti delle tecnologie digitali deve essere accompagnato da una valutazione critica. Il primo limite riguarda, come abbiamo visto, la differenza tra simulazione e risultato ottenibile. Una rappresentazione digitale, anche molto realistica, non può descrivere perfettamente la risposta biologica individuale.

Il secondo limite riguarda l'interpretazione dei dati. Una variazione geometrica può essere misurabile senza corrispondere necessariamente a un miglioramento clinicamente rilevante.

Un terzo aspetto, altrettanto importante, è rappresentato dalla tutela dei dati personali. I modelli tridimensionali del volto contengono informazioni biometriche e, quando inseriti in un percorso sanitario, devono essere gestiti con particolare attenzione alla riservatezza, alla sicurezza e alle regole applicabili.

Infine, dobbiamo considerare il rischio di trasformare la simulazione in uno strumento di pressione commerciale.

Una tecnologia che rende immediatamente visibile una possibile modifica del volto può influenzare le aspettative. La responsabilità del medico consiste nel mantenere il colloquio al centro del processo, spiegando anche quando un trattamento non sia indicato o quando il risultato immaginato non sia realistico.

Nessun evento avverso nella serie clinica: come interpretare il dato

Nell'abstract presentato ad Agorà non sono stati segnalati eventi avversi attribuiti alla procedura di acquisizione e simulazione digitale.

È un dato coerente con la natura non invasiva della metodica di imaging utilizzata.

Questo non significa, naturalmente, che le procedure medico-estetiche successivamente eseguite siano prive di possibili complicanze.

È necessario distinguere i rischi della tecnologia digitale, utilizzata durante la consulenza e la documentazione, da quelli dei trattamenti clinici ai quali può essere associata.

La sicurezza deve sempre essere valutata in relazione alla specifica procedura considerata.

Agorà 2026: tre interventi, una stessa idea di medicina estetica

Con la presentazione dedicata alla realtà aumentata e alla morfometria tridimensionale si conclude il percorso dei tre interventi scientifici che ho portato ad Agorà 2026.

Tre argomenti apparentemente differenti, ma uniti da un principio comune.

Con Milk Lifting™ ho approfondito il rapporto tra biomateriali, qualità dei tessuti e biorigenerazione.

Con ABlift® ho presentato una strategia integrata che considera differenti componenti dell'invecchiamento di viso e collo.

Con il lavoro su Arbrea Suite ho voluto portare l'attenzione su ciò che precede e accompagna ogni trattamento: la capacità di analizzare, comunicare, pianificare e documentare.

Credo che questi aspetti rappresentino parti complementari dell'evoluzione della medicina estetica.

L'innovazione non consiste soltanto nell'introdurre nuove procedure ma consiste anche nel migliorare il modo in cui valutiamo le persone, spieghiamo le possibilità terapeutiche e interpretiamo i risultati.

La tecnologia non deve creare distanza tra medico e paziente. Al contrario, dovrebbe aiutarci a costruire un rapporto più chiaro, consapevole e fondato su informazioni condivise.

È questo il significato che attribuisco al lavoro presentato ad Agorà. Il futuro della medicina estetica non sarà definito soltanto da ciò che saremo in grado di modificare, ma anche da quanto saremo capaci di comprendere, misurare e comunicare con responsabilità.

Bibliografia scientifica

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  2. Kelly BC, Pyne JM, Rosvall BR, Song JS, Côté DWJ. Accuracy and Reliability of 3D Imaging for Facial Movement Evaluation: Validation of the VECTRA H1. Plastic and Reconstructive Surgery – Global Open. 2023;11(2). https://doi.org/10.1097/GOX.0000000000004664

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  6. Braucci A. Realtà aumentata e morfometria 3D (Arbrea® Labs / Arbrea Suite) in medicina estetica: comunicazione, simulazione e valutazione morfometrica oggettiva. Abstract congressuale presentato ad Agorà 2026, Milano, 15–17 ottobre 2026. Dati della serie clinica osservazionale prospettica su 120 pazienti, febbraio–giugno 2026.

Nota scientifica: i risultati sui 120 pazienti derivano dall'abstract congressuale fornito dall'autore e non costituiscono una validazione indipendente dell'accuratezza predittiva di Arbrea Suite. La serie clinica non comprende un gruppo di controllo; i risultati sulla comprensione, sulla soddisfazione e sulla sicurezza decisionale sono misure riferite dai pazienti. La tecnologia digitale non sostituisce la visita medica né garantisce la corrispondenza tra simulazione ed esito clinico.

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